Battute infelici e provocazioni. Trump apre la strada a Hillary

Parla a ruota libera e scandalizza le signore eppure è un americano tranquillo. Ma se non strapperà la nomination, lascerà la vittoria a una precisina e al suo matto vice Sanders

Battute infelici e provocazioni. Trump apre la strada a Hillary

Washington - Noi in Europa non abbiamo idea della posta in gioco qui in America. Facciamo il punto: se si votasse domani, vincerebbe Hillary Clinton che si porterebbe come vice questo vecchio matto (un misto fra Lenin e Mary Poppins) di Bernie Sanders il quale scopre troppo tardi che se si fosse impegnato avrebbe potuto vincere la nomination. Domani sapremo delle primarie nel Wisconsin, ma intanto diamo un'occhiata alle conseguenze del possibile fallimento di «The Donald».

Trump si sta giocando la faccia con le sue battute infelicissime e subito rimangiate come quella sulle donne e l'aborto, con sua moglie che gli grida dalla sala «Fai il presidente, non fare il buffone». Dal punto di vista che interessa noi, Trump ha fatto fare una ola di sorpresa con le sue scorrettissime dichiarazioni secondo cui «la Nato oggi non serve più a niente e va chiusa». E poi, giapponesi, cinesi e sudcoreani: sono pieno d'amici da quelle parti, ma il contribuente è arcistufo di pagare per la loro protezione. Vogliono le armi nucleari? Si accomodino. Vogliono spazzare via dalla faccia della terra la Corea del Nord? Non farei i salti di gioia, ma non sono fatti nostri.

E le Nazioni Unite? Un'associazione per delinquere che costa molto e non serve a niente. I vecchi conservatori repubblicani in grisaglia guardano Trump come a Downtown Abbey il conte di Graham avrebbe potuto osservare il fedele maggiordomo Mr. Carson irreparabilmente impazzito irrompere nei piani alti con scale e forconi. Gli alleati orientali degli Usa Corea e Giappone - sono entrati in fibrillazione e il dipartimento di Stato ha dovuto svenarsi in generiche e inutili precisazioni.

Ma in Europa, Obama e i suoi militari, hanno voluto trasmettere alla Russia di Putin segnali ostili e anzi muscolari inviando una squadriglia di sei cacciabombardieri F15 in Islanda con il dichiarato proposito di proteggere dai russi i Paesi baltici, la Polonia, l'Ucraina e persino l'Olanda. La task force comprende circa 120 uomini e un'altra si sta mettendo in piedi sotto forma di brigata ad alta tecnologia con lo scopo di pattugliare i confini dell'ex Unione Sovietica. Ha l'aria di un messaggio al Cremlino: questa è e questa resta la nostra politica.Abbiamo di fronte due scenari antitetici: Trump è uno che parla a ruota libera, scandalizza le signore, ma è fondamentalmente un quiet American, un americano tranquillo che vuole più salsicce per tutti nel barbecue. Hillary invece è assatanata di precisione, di professionismo, ha mandato a memoria tutti i discorsi ben preparati e li recita come al saggio di fine anno. Conduce con ampio margine fra i democratici perché ha fatto sempre i compiti come una vera nerd, mentre il povero Sanders si divideva fra Senato (non è un assenteista) e i comizi. Inoltre Sanders si morde i gomiti per aver rinunciato a due armi letali contro Hillary: le email segrete sul suo server di posta personale e le sue strapagate conferenze (675.000 dollari) presso Goldman Sachs. Avrebbe potuto farla a pezzi, avrebbe potuto essere al suo posto, ma ha preferito fare il gentiluomo, per poi pentirsene.

Dunque, se Trump non riesce a incassare subito i delegati che gli mancano per la nomination di luglio, potrebbe essere sostituito dall'assemblea sovrana di una contested convention che sceglie chi gli pare. Chi potrebbe essere il prescelto delle segrete camere? Quasi certamente Ted Cruz che però esce con le ossa rotte dalla «guerra delle mogli» con Trump (ha cominciato lui con una foto di Melanie Trump nuda e la didascalia: la volete come First Lady? O preferite votare per me?) e sembra depresso. Chiunque fosse il candidato raccogliticcio dei repubblicani, oggi vincerebbe Hillary Clinton costretta però a tirarsi dietro il ragazzaccio Bernie Sanders come vice.

Avremmo in questo caso un governo molto spostato a sinistra, ma al tempo stesso molto imperiale: Hillary è convinta che l'Isis lo sistema lei, che Putin lo sistema lei, che la Corea del Nord la sistema lei, promuovendo costose riforme che fanno storcere il naso al sistema militare industriale americano, senza però intaccare il potere del National Rifle Associazioni, l'associazione dei fucili d'America, che ha riempito di dollari il suo «super Pac» ovvero il suo portafoglio.

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