Alla Fiera del libro di Tunisi, dove la questione palestinese occupa scaffali, dibattiti e coscienze, uno degli appuntamenti più attesi è stato quello con Francesca Albanese, giurista italiana e relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967. Lì ha presentato il volume “Quand le monde dort: récits, voix et blessures de la Palestine”, pubblicato in francese dall’editore tunisino Cérès Éditions, un libro costruito come una raccolta di testimonianze, voci e ferite: quelle di donne, uomini e bambini palestinesi segnati dalla guerra, dall’esilio e dalla perdita. Pagine che, nelle intenzioni dell’autrice, trasformano il racconto in una forma di resistenza civile.
Dal palco del Palazzo delle esposizioni del Kram, Albanese ha ribadito la propria linea con parole nette: "Stare al fianco della Palestina" significa difendere "l'umanità comune". E ancora, in uno dei passaggi più forti del suo intervento: "Non c'è neutralità davanti al genocidio". Il solito ritornello, i consueti attacchi contro Israele, la stessa narrazione di sempre.
Nei giorni scorsi la Albanese aveva attaccato il governo italiano e quello tedesco, rei di non aver sospeso l’accordo di associazione tra Ue e Israele. Anche in quella occasione aveva parlato apertamente di genocidio: "È anche colpa vostra se il genocidio continua. Non ho molto altro da dire, non siamo migliori di chi ci ha preceduto. C'è una certa schizofrenia da parte di alcuni governi: da un lato non rinnovano il memorandum d'intesa per la difesa, ma dall'altro lato danno il loro sostegno all'accordo di associazione Ue-Israele".
Nel mirino della funzionaria delle Nazioni Unite anche gli Stati Uniti.
“Io sono vittima delle loro sanzioni”, il suo j’accuse: "Ma voglio precisare che proprio le sanzioni sono una misura estrema, presa quando non è possibile agire con la giustizia. Le sanzioni sono fatte per i criminali e per proteggere i diritti umani, ma in questo momento vengono usate contro chi vuole che i veri responsabili dei crimini siano ritenuti responsabili".