E così la sinistra passò dalla analisi alla psicoanalisi della sua crisi d'identità. Ieri, in uno dei rari giorni in cui non usciva un suo libro, Massimo Recalcati, guru del progressismo pedagogico-riflessivo che vuole lacanizzare il mondo, ha scritto su Repubblica un articolo in cui, a partire dai fatti del 25 aprile, stigmatizza - come da titolo - Il complesso di superiorità della sinistra. Un'introspezione psico-emotiva su chi "si arroga il diritto di decidere chi può partecipare a una manifestazione e chi no", "si pone come giudice fanatico della vera verità", "condanna gli eretici e fustiga il pensiero divergente», è mosso da «una vocazione alla purezza che finisce per produrre discriminazione" e "si ritiene autorizzato dalla Storia a espellere, censurare, ridurre al silenzio".
Immaginiamo la crisi del Super-io del lettore antifascista che, dopo 80 righe, scopre che il fascista è proprio lui.
Beh, almeno abbiamo capito a che cosa serve Recalcati al Pd. A far riemergere il suo inconscio e arrivare alla radice di tutti i problemi. L'arroganza.
Una vita da lacan. Fare una figura da lacan. "Certo che come psicoanalista è davvero un lacan". "Recalcati rimarrà solo come un lacan".
E insomma Repubblica si sta già riallineando alla nuova proprietà: dalla kefiah
ai miti della Diaspora... Seguiranno disdette di abbonamenti e dure prese di distanza del Comitato di redazione.E per il resto, condividiamo in pieno, come sempre, l'analisi di Recalcati. "Ma quale?". "Boh, è lo stesso".