Morte della piccola Beatrice, due anni. Arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Emanuela Aiello, 43 anni, già in carcere. La costringono a fumare mentre loro due ridono a crepapelle. Portata in ospedale quando oramai non respira più, la bambina mostra segni evidenti di percosse, tanto che, a 48 ore dalla morte, per la madre scattano le manette.
Tre mesi di indagini, audizioni protette delle sorelline di nove e dieci anni, messaggi, foto e video messi agli atti. Sequenze dell'orrore le definiscono gli inquirenti che parlano di mesi di violenze fino alla tragica notte fra il 7 e l'8 febbraio. "È successo un casino" dice la donna alle altre figlie quando lascia la casa del compagno, nell'entroterra di Perinaldo, e le infila in auto per tornare a Bordighera. È l'inizio di una tragica sceneggiata seguita da un altrettanto tragico tentativo di rianimare la bambina prima immergendola nella vasca da bagno, poi facendole bere acqua e zucchero. Avvolta in una coperta, quando arriva al pronto soccorso è morta da ore. Colpita più volte con un oggetto contundente, refertano i medici (e confermerà l'autopsia) che non credono al racconto della madre. Ovvero che Beatrice sarebbe caduta dalle scale. "Un'agonia disumana" scriveranno. La Aiello, fermata e interrogata, giura davanti al gip che Beatrice sarebbe caduta giorni prima, giovedì 5 febbraio, nell'abitazione dell'amico a Vallecrosia. La donna racconta che la domenica si assenta per tre ore e mezza lasciando le tre bambine con l'uomo. Quando torna, Beatrice sta male. "Non l'ho portata al pronto soccorso perché Bea era vivace, solita a questo tipo di cadute - mette a verbale il 12 febbraio -. Usciva muco dal naso, ho pensato a un raffreddore". Il giorno dopo torna nella sua abitazione a Monte Nero, Bordighera, accompagna le due ragazzine a scuola e quando prende in braccio la piccola per portarla dal nonno si rende conto che è paonazza, dice. Chiama il 118, gli operatori le spiegano le manovre necessarie per rianimarla ma lei non le esegue. "Non le ho mai torto un capello - si difende -, le bambine sono le ragioni della mia vita". Viene rinchiusa nel penitenziario di Pontedecimo con l'accusa di omicidio preterintenzionale, lui indagato a piede libero per lo stesso reato. Le figlie finiscono in una comunità protetta. Cosa è accaduto a Beatrice lo scopriranno gli uomini del Ris e gli esperti informatici analizzando i telefoni: foto della bambina con il volto tumefatto dopo pestaggi e sevizie. C'è poi quel video della piccola che piange, costretta a fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e la sbeffeggiano. Per la Procura di Imperia l'episodio documenta un clima di "sopraffazione e crudeltà in cui la piccola sarebbe stata costretta a vivere". Nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per entrambi si parla di "condotte caratterizzate da modalità atroci, percosse di un'intensità selvaggia, di indole crudele in un contesto di vessatoria prevaricazione nei confronti della vittima". Ad aggravare gli indizi, il racconto delle sorelline.
"Siamo state noi a chiedere a mamma di portarla in ospedale quella mattina, stava malissimo. Ma non l'ha fatto. Ci ha detto di non parlarne con nessuno". Durante la perquisizione in casa Iannuzzi i carabinieri scoprono due chili di tritolo e arrestano anche il padre di Manuel, Franco Iannuzzi.