Per Becciu e Marogna il Vaticano si prepara al "processo del secolo"

Dieci imputati per "operazioni speculative illecite" utilizzando i fondi della Santa Sede

Per Becciu e Marogna il Vaticano si prepara al "processo del secolo"

Roma. Dopo due anni di indagini, ma soprattutto di veleni, accuse incrociate e colpi di scena, il Vaticano chiude l'inchiesta finanziaria sui fondi della Segreteria di Stato, con palate di soldi della Santa Sede finite in «operazioni speculative illecite» tra cui quelle per l'acquisizione di un palazzo di lusso a Londra. Dieci gli imputati in quello che si preannuncia come «il processo del secolo», per la Santa Sede, considerato che tra questi c'è anche il cardinale sardo Angelo Becciu, all'epoca dei fatti Sostituto della Segreteria di Stato e licenziato lo scorso settembre da Papa Francesco che gli ha tolto anche i diritti cardinalizi. Non era mai accaduto, in tempi recenti, che un porporato finisse in aula in Vaticano al pari degli altri imputati. Effetto, questo, delle modifiche all'ordinamento giudiziario volute da Bergoglio che con un Motu proprio, lo scorso aprile, ha stabilito che cardinali e vescovi non siano più processati dalla Corte di Cassazione presieduta da un porporato, ma dal Tribunale come tutti gli altri. Il Pontefice ha firmato il 19 giugno scorso l'autorizzazione al rinvio a giudizio di Becciu, che adesso dovrà difendersi dalle accuse di peculato, abuso d'ufficio e subornazione, in quest'ultimo caso, come scrivono gli inquirenti, per aver provato a far «ritrattare» uno dei testimoni. Nel mirino degli inquirenti diverse operazioni finanziarie per l'acquisto del palazzo di Londra che erano state autorizzate dall'allora Sostituto. E poi, così come ricostruito dagli investigatori, l'invio di 225mila euro dalla Segreteria di Stato alla cooperativa Spes presieduta dal fratello del porporato, Tonino. Tra questi, 100mila euro prelevati dai fondi dell'Obolo di San Pietro e inviati alla Caritas di Ozieri, in Sardegna per progetti da realizzare con la cooperativa di famiglia.

Becciu, in conferenza stampa all'indomani della sua defenestrazione, aveva però precisato che quei soldi erano sempre rimasti fermi sul conto della Caritas e che li aveva destinati alla sua diocesi perché stava vivendo una situazione di emergenza per la disoccupazione. «Sono vittima di una macchinazione», ha commentato ieri il cardinale, «sono innocente, negli ultimi mesi si è detto di tutto sulla mia persona, esponendomi a una gogna mediatica senza pari, che io ho accettato in silenzio per il rispetto e la tutela della Chiesa». Raggiunto da il Giornale il porporato ha confermato di aver appreso questa novità raccogliendosi in preghiera. Tra gli imputati anche Cecilia Marogna, la manager 40enne, oggi accusata di peculato, a cui il cardinale Becciu aveva fatto versare circa 575mila euro della Segreteria di Stato per operazioni d'intelligence in Africa. Secondo l'accusa però Marogna avrebbe speso parte di quei fondi per acquisti personali di beni di lusso. «Ho da mesi pronta la rendicontazione totale del mio operato», ha fatto sapere la donna tramite i suoi legali.

A processo (la Segreteria di Stato si è costituita parte civile), andrà anche monsignor Mauro Carlino, accusato di estorsione e abuso d'ufficio, René Brülhart, già presidente dell'Aif, l'Autorità d'Informazione Finanziaria d'Oltretevere, accusato di abuso d'ufficio, Tommaso Di Ruzza, già direttore Aif, accusato di peculato, abuso d'ufficio e violazione del segreto d'ufficio e altri manager e broker coinvolti nell'acquisizione del palazzo di Londra come Raffaele Mincione, Gianluigi Torzi, Enrico Crasso, Nicola Squillace, e Fabrizio Tirabassi, all'epoca dei fatti dipendente della Segreteria di Stato e oggi a processo per corruzione, estorsione, peculato, truffa e abuso d'ufficio. L'inchiesta, che ha coinvolto commissioni rogatoriali in vari Paesi tra cui Emirati Arabi, Lussemburgo, Gran Bretagna, Svizzera, Slovenia e Jersey, «ha portato alla luce», si legge in un comunicato della Santa Sede, «una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre». Intanto la prima udienza del processo, fissata dal presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, per il 27 luglio prossimo, potrebbe slittare su richiesta delle difese di alcuni degli imputati.

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