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"Bellavia era obbligato a rendere noto l'archivio"

L'esperto di security Giuliano Tavaroli: "Questa storia dimostra che lo Stato non sa difendere le informazioni che detiene"

"Bellavia era obbligato a rendere noto l'archivio"
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Il mercato delle informazioni, dice Giuliano Tavaroli, è uno dei mercati più antichi del mondo: "ed è un mercato lecito se si rispettano le regole". Ma tra le regole ricordate da Tavaroli ce ne sono almeno due che nel caso dell'archivio segreto del commercialista-consulente Gian Gaetano Bellavia non sono state rispettate.

Che impressione si è fatto del caso dei dossier accumulati da Bellavia?

"Per alcuni aspetti quella che emerge è una storia semplice: questo signore aveva delle informazioni in una banca dati, una sua dipendente ha cambiato lavoro e se li è portati dietro per ottenerne qualche vantaggio. Mi ha stupito di più che nel fascicolo dell'inchiesta siano approdati materiali di provenienza sconosciuta che senza alcun collegamento tiravano in ballo oltre al sottoscritto alcune aziende serissime e degli imprenditori altrettanto seri che non avevano alcuna attinenza con la vicenda, e che siano stati diffusi sui media con un certo risultato".

Si tratta dell'appunto di Bellavia in cui si parla dei rapporti tra la dipendente infedele e alcune società di investigazioni?

"Chi sia l'autore dell'appunto non lo so, ho letto che Bellavia ne ha negato la paternità. E i nomi delle aziende non li faccio per non amplificare i danni che sono già stati fatti, e che sono rilevanti. L'operazione è semplice: lanciare scenari infondati per oscurare i fatti reali".

E i fatti reali quali sono?

"Chi è Bellavia? È un bravo professionista che faceva indagini sui bilanci e su altro, e che ha accumulato una dose di dati che leggo essere assai consistente. Immagino che come prevede la legge il dottor Bellavia abbia segnalato per tempo al Garante per la privacy di essere in possesso di questo materiale, e che non appena ha subito il furto di una parte del materiale ne abbia segnalato la sottrazione sia al Garante che, come pure prevede la legge, a tutte le persone che comparivano nel materiale sottratto. Immagino che un professionista di quella esperienza, che ha lavorato per tante procure, abbia rispettato tutte le previsioni della legge".

Ma non lo ha fatto. Abbiamo parlato con alcuni intestatari dei dossier, e non ne sapevano niente.

"Toccherà alle autorità valutarlo".

In due anni, quattro casi di dossier: prima il caso Striano, poi Equalize, poi il bancario di Intesa, adesso questo. Accumulare dati riservati ormai è una mania nazionale.

"Esiste un mercato lecito di aziende che forniscono informazioni commerciali utili per la sicurezza delle imprese e indirettamente del Paese. Può accadere che attività lecite vengano però svolte con mezzi illeciti, come in alcuni dei casi che ha citato. Perché avviene? Perché così è più facile verrebbe da dire. Perché informazioni che possono contare sono nella pancia della nostra vorace amministrazione pubblica che tutto sa del cittadino. Per fare la differenza in questo mercato si prendono delle scorciatoie".

Tutto qua? A volte si ha l'impressione che i dossieraggi siano fatti per condizionare la vita del Paese.

"Ma qui andiamo sulla grande categoria dei ricatti e delle finalità illecite, dove la disponibilità di informazioni riservate viene utilizzata per influenzare le decisioni di persone in posizioni chiave. Sapere cosa mangia, cosa pensa, se ha l'amante è un modo per sottomettere.

Una volta era materia di monopolio dei governi e dei loro servizi di intelligence, ora è un tutti contro tutti: Stati contro Stati, privati contro privati, politici contro politici. Tutto è diventato raggiungibile e utilizzabile. La storia di Bellavia ci racconta che i controlli non ci sono, che lo Stato non è in grado di proteggere l'enorme patrimonio di conoscenze che detiene".

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