Berlusconi lavora sulle alleanze: noi con la Lega ma mai leghisti

Il Cavaliere smentisce le voci di nostalgia del Patto e attacca Renzi: "Con lui siamo irrilevanti in Europa". Oggi la visita all'Expo

Berlusconi lavora sulle alleanze: noi con la Lega ma mai leghisti

Lo spirito movimentista e popolare, la necessità di tornare a intercettare gli umori del Paese, la voglia di tornare in mezzo alla gente per ascoltarne i bisogni e le esigenze.

Silvio Berlusconi continua a leggere, non senza qualche ironia, i retroscena giornalistici che lo accreditano di una (inesistente) nostalgia per il Patto del Nazareno. Chi ha avuto occasione di parlare con lui anche nel fine settimana ha ascoltato toni e giudizi duri nei confronti di Matteo Renzi, sulla sua inclinazione ad «annunci e chiacchiere», sulla sua allergia ai fatti concreti, sulla «irrilevanza» a cui è ridotta l'Italia nei consessi internazionali.

Il percorso che sembra voler percorrere Denis Verdini non esercita sul presidente di Fi alcuna attrazione. Il centrodestra deve fare il centrodestra, non può essere subalterno a Matteo Renzi soltanto per tirare a campare fino al 2018, con una strategia che finirebbe per allontanare ulteriormente un elettorato che si sente tradito dalle manovre di palazzo. È questo il ragionamento che risuona dalle parti di Arcore dove non si vuole lasciar sfumare quell'ultima chiamata arrivata dalle Regionali. È evidente che questo significa costruire un'alleanza credibile con Matteo Salvini, ma senza scimmiottare toni e battaglie del Carroccio. Insomma nessuna deriva simil-leghista.

Certo Silvio Berlusconi continua a chiedere di lavorare per tornare a definire in maniera più chiara e forte l'identità di Forza Italia. Al contempo, però, invita a recuperare i contenuti storici del partito azzurro, a partire dalla Carta dei Valori. Già la scorsa settimana nell'incontro di addio con Remo Sernagiotto - europarlamentare che con Raffaele Fitto ha lasciato il Ppe per confluire nel gruppo Ecr - aveva ribadito la ferma intenzione di rimanere ancorato al Ppe. Un legame che Berlusconi ribadirà partecipando al congresso del Ppe del prossimo ottobre. Insomma dialogo con Salvini «ma senza diventare leghisti».

Peraltro su questo fronte Antonio Tajani fa sapere che non è arrivata alcuna minaccia di espulsione da parte del Ppe in caso di alleanza con la Lega, come scritto da qualcuno. L'ancoraggio al Ppe, peraltro, dovrebbe rafforzarsi ulteriormente quando nel luglio 2017 Tajani dovrebbe diventare presidente del Parlamento Ue in rappresentanza proprio di questa famiglia politica. Un ruolo di assoluta visibilità per l'alto dirigente azzurro che oggi partirà per Washington dove avrà una serie di incontri - insieme a una delegazione del Ppe - con i vertici del Partito Repubblicano statunitense. I temi sul tappeto sono quelli del Ttip (il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti), della crisi greca, della lotta al terrorismo e della prevenzione contro i cyber-attacchi finanziari.

Una curiosità: i fittiani (ovvero lo stesso Fitto e Sernagiotto) con il passaggio a Strasburgo al Gruppo dei Conservatori e Riformisti potranno contare su una cifra maggiore di rimborsi per attività politica (dietro presentazione di fattura). Se il Ppe prevede 22mila euro per europarlamentare, l'Ecr circa 60mila (il Pse è sui 30mila). Berlusconi, intanto, continua a ragionare sui candidati per le Amministrative. Un argomento su cui potrebbe soffermarsi oggi quando si recherà in visita all'Expo. Se a Napoli potrebbe essere riproposto Gianni Lettieri, a Milano il corteggiamento si concentra su identikit «imprenditoriali», in particolare sui profili di Gianfelice Rocca e Claudio De Albertis.

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