Il Bianco e il Nero, Adinolfi: "I giallorossi pensano solo alla lobby gay". Ceccanti: "È tempo di un dl sull'omofobia"

Mentre il governo è alle prese con la dura lotta contro la seconda ondata di coronavirus, il Parlamento sta discutendo il ddl Zan sull'omotransfobia. Qui l'opinione del senatore del Pd, Stefano Ceccanti e di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia

Il Bianco e il Nero, Adinolfi: "I giallorossi pensano solo alla lobby gay". Ceccanti: "È tempo di un dl sull'omofobia"

Mentre il governo è alle prese con la dura lotta contro la seconda ondata di coronavirus, il Parlamento sta discutendo il ddl Zan sull'omotransfobia. Sul tema, per la rubrica il Bianco e il Nero abbiamo chiesto l'opinione del senatore del Pd, Stefano Ceccanti e di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia.

Le sembra questo il momento più opportuno per discutere un Ddl sull'omofobia?

Adinolfi: “Con una pandemia in atto e mezzo Paese in ginocchio, con le rivolte per le strade e i contagi moltiplicati, con le strutture sanitarie in affanno e le famiglie sempre più in crisi a me pare davvero un oltraggio che la Camera passi la settimana a discutere di un ddl scritto per porre rimedio a un’emergenza che non c’è. Oltre che inopportuno e ingiusto, questo modo di costruire scale di priorità spiega anche i tic antidemocratici tipici di questa maggioranza, che tende a immaginare come necessario per il Paese solo ciò che è necessario per sé e per le proprie lobby di riferimento”.

Ceccanti: “Capisco che per chi è contrario a un testo non c'è mai un momento per discuterlo. Per chi è favorevole, invece, è ovvio che sia sempre il tempo, anche perché il Parlamento fa molte cose contemporaneamente. Se comunque i gruppi di opposizione pensano che il tempo sia troppo basta che riducano i loro 700 emendamenti, visto che la maggioranza ne ha solo 7”.

Lo reputa un provvedimento giusto o sbagliato? E perché?

Adinolfi: “Si tratta di un provvedimento sbagliatissimo. Per la prima volta dal 1925 viene introdotta una legge ricalcata sul modello delle leggi fascistissime che sotto il regime mussoliniano tesero a reprimere le opinioni sgradite alla cosca dominante, incarcerando i dissenzienti. Lo stesso proponente parla di carcerabilità per i latori di “opinioni istigatrici all’odio omotransfobico”. Rivolgo a Alessandro Zan una semplice domanda: dopo l’approvazione della sua legge chi deciderà se una mia opinione è o meno “istigatrice all’odio”? Se io affermo che una coppia gay ha compiuto un abominio criminale acquistando un bambino tramite la pratica dell’utero in affitto, sto esercitando il mio diritto alla libera espressione delle opinioni garantito dalla Costituzione o sto istigando all’odio contro quella coppia gay? Come è chiaro lo strumento liberticida sarà posto nelle mani dei magistrati. E sappiamo bene l’uso che settori della magistratura fanno di leggi chiarissime, figuriamoci l’uso che faranno di norme come quelle del ddl Zan, coniate per manganellare gli avversari politici della lobby Lgbt cui il proponente appartiene”.

Ceccanti: “Il provvedimento è giusto perché soprattutto i social media negli ultimi anni legittimano con una grave forza d'urto comportamenti discriminatori e violenti, c'è un'emergenza nuova che va affrontata sia sul lato preventivo-educativo sia su quello repressivo”.

Pensa che le ultime correzioni apportate proteggano davvero la libertà di pensiero?

Adinolfi: “Gli ultimi emendamenti inseriti chiariscono in tutta evidenza l’intenzione liberticida dell’impianto del ddl. Se si arriva a ribadire l’ovvietà della libera espressione delle opinioni, vuol dire che sanno bene che l’utilizzo del ddl immaginato ab origine è la repressione dell’opinione dissenziente. Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Ceccanti: “Sì, perché come richiesto soprattutto dalla Commissione Affari Costituzionali si è introdotta la nozione di "concreto pericolo" di atti discriminatori e violenti che mette chiaramente al riparo qualsiasi opinione che non ricada in tale grave fattispecie. Il giudice Oliver Wendell Holmes, nella sentenza Schenck versus Stati Uniti nel lontano 1919 aveva giustamente scritto che la protezione più rigorosa della libertà di parola non proteggerebbe un uomo che gridasse falsamente al fuoco in un teatro causando un panico. È stato un importante contributo maturato anche nel dialogo con alcuni parlamentari di Forza Italia”.

Nel Dl Zan si è aggiunta anche la difesa dei disabili. Perché?

Adinolfi: “Il Popolo della Famiglia ha molti dirigenti disabili tra le proprie fila, si sono immediatamente sentiti usati. L’ennesimo tentativo di copertura delle reali intenzioni di una legge nata per gli interessi di una precisa lobby, che ora prova a mascherarli anche con le strumentalizzazioni più indegne, perché abbiamo scoperto il loro gioco”.

Ceccanti: “Perché nella normativa vigente anche le discriminazioni verso i portatori di handicap non erano sin qui coperte da una specifica normativa”.

Da cattolico cosa pensa delle recenti parole del Papa sulle leggi sulle unioni civili?

Adinolfi: “Il Papa è stato vittima di una orrenda manipolazione figlia di segmenti della citata lobby esterni ma anche interni al Vaticano. Mi faccia però chiedere ai cattolici tanto attenti alle parole del Papa di essere anche esigenti con i comportamenti dei loro rappresentanti in Parlamento. Sulle pregiudiziali di costituzionalità del ddl Zan 72 deputati di centrodestra tra cui Giorgia Meloni e Lorenzo Fontana non erano presenti al voto. L’incostituzionalità della legge non è passata per appena 53 voti. Fossero stati tutti presenti il ddl Zan sarebbe morto in aula a Montecitorio prima di nascere. Questa è una battaglia. Il Popolo della Famiglia chiede a tutti di stare ai posti di combattimento”.

Ceccanti: “Penso che siano parole importanti soprattutto nei Paesi del cosiddetto terzo mondo e nell'Est europeo dove esistono ancora resistenze grave a difendere i diritti di persone omosessuali che passano attraverso un riconoscimento dei loro legami. Nei contesti occidentali, Italia compresa, il riconoscimento delle unioni è ormai un dato condiviso e irreversibile, sia tra le principali forze democratiche di destra e di sinistra, sia tra i cattolici. Non mi risulta in Italia nessuna iniziativa né parlamentare nè referendaria per rimettere in discussione la legge del 2016”.

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