La bicicletta, la strada, la rabbia e l'orgoglio Quando i re delle foto scattavano con Coppi

Le immagini del Campionissimo al Museo di Alessandria. Uniche come lui

Antonio Ruzzo

Milano Quando Fausto Coppi scatta, scatta anche un suo fotografo. E rimangono solo lui, la bici e la strada. Rimane la storia di un campione per sempre solo al comando che ha battuto il tempo e resterà immortale per una sorta di magia che pare inspiegabile. Perchè incarna l'essenza italiana, il fascino, un orgoglio dal sapore eterno, la capacità di superare gli ostacoli con fatica e creatività e quel senso autentico di «fanciullino» riassunti nel suo sorriso e nel suo sguardo che la prematura morte ha reso immortale. «Ti ringrazio Fausto di essere un timido - scriveva Orio Vergani - di essere indeciso e malinconico. Ti ringrazio per quel tuo corpo che pare manchi del tutto di energia e per quel tuo eterno non sapere cosa diavolo vuoi. Guai, se oltre ad essere il corridore che sei, tu fossi allegro, con l'occhio ridente e la volontà sicura, con il gesto ardito e le labbra eloquenti. Non saresti un uomo: saresti un luogo comune, una copertina a colori, una fatuità in bicicletta».

E così quando Fausto scatta c'è qualcuno che ferma il momento. Ferma il suo sforzo, il suo sguardo e la sua anima. Ci sono i fotografi che scattano con lui. E sono tanti. E tutti fanno un mestiere difficile che fa venire voglia di raccontare. Da quel mestiere ecco le immagini che restano nella memoria. Sulle pagine dei giornali, dei libri, alcune finiscono anche nei quadri di un pittore. In mostra. C'è tutto un universo ed una storia da raccontare nelle che ci hanno tramandato la grandezza umana e sportiva del Campionissimo. E molto è nella mostra «Scatti, Fausto Coppi e i suoi fotografi» che apre oggi nel Museo Alessandria città delle Biciclette a Palazzo Monferrato ad Alessandria. Ci sono gli scatti o magici di campioni dell'obbiettivo come Vito Liverani di cui è stato digitalizzato parte dell'archivio ma anche di Walter Breveglieri, Luigi Bertazzini che hanno pedalato con una macchina fotografica al collo e hanno reso eterno un mito del nostro mondo. Organizzata con l'imprescindibile contributo del gemellato Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio che festeggia in questo stesso periodo i 70 anni del Santuario, la mostra pesca dall'immenso archivio fotografico di Coppi in cui le foto alcune ormai divenute patrimonio della storia dello Sport e del nostro Paese, altre meno note e più orientate ad esplorare l'intimità e la solitudine del grande uomo di Castellania, della sua famiglia e dei suoi gregari dialogano con la pittura di Miguel Soro, artista spagnolo che si esprime attraverso scatti di colore, di pennelli, di parole, di copertine e di ritagli di articoli di giornale.

«La mostra e le sue immagini, con questi scatti dei fotografi che hanno vissuto da vicino i momenti di gloria e gli insuccessi, i trionfi e le cadute- spiegano gli organizzatori- diventa un mezzo potente per rivivere le emozioni di Fausto Coppi e proiettarle ancora di più nel futuro di quei giovani che non hanno vissuto quell'epoca ma possono capitalizzare questo immenso patrimonio di mestiere e di arte che è storia della fotografia sportiva».