Bloomberg sfida Trump: è una minaccia. Poi promette: "Rinuncerò allo stipendio"

L'ex sindaco di New York ufficializza la candidatura. E alle polemiche per la sfida tra ricchi risponde: non accetto donazioni

Bloomberg sfida Trump: è una minaccia. Poi promette: "Rinuncerò allo stipendio"

New York - Michael Bloomberg rompe gli indugi e inizia la sua scalata alla Casa Bianca. «Correrò per la presidenza per sconfiggere Donald Trump e ricostruire l'America», annuncia sul sito della propria campagna elettorale l'ex sindaco di New York. La corsa per la presidenza del 2020 si trasforma così in un duello tra miliardari, entrambi della Grande Mela e quasi coetanei (73 anni il tycoon, 77 l'ex primo cittadino). «Non possiamo sopportare altri quattro anni di azioni spericolate e disoneste di Trump. Rappresenta una minaccia esistenziale per il nostro paese e per i nostri valori, se vince un altro mandato, potremmo non riprenderci più dal danno», afferma Bloomberg in un video.

Da settimane il magnate dei media e filantropo stava valutando se scendere in campo, e il suo entourage spiega come il suo timore è che nessuno dei candidati dem sia in grado di battere il Commander in Chief. Ritiene debole il moderato Joe Biden, e troppo a sinistra gli altri due frontrunner, la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren e il collega del Vermont Bernie Sanders. Il tre volte ex sindaco di New York sembra intenzionato a giocare una partita non convenzionale, saltando le primarie nei primi quattro stati in febbraio (Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina), per concentrarsi sul Super Tuesday del 3 marzo, dove sono in palio quasi un quarto dei delegati, e su stati più grandi, come la California e il Texas. I suoi avversari sono impegnati da mesi nella campagna per le primarie e Bloomberg, sceso in campo a soli due mesi e mezzo dalle tornate in Iowa e New Hampshire, deve essere pragmatico puntando su aree dove può recuperare terreno più velocemente.

L'annuncio formale della sua candidatura arriva alla vigilia di una settimana di spot da 30 milioni di dollari che partirà domani in oltre venti stati americani. E il miliardario newyorchese, che Forbes l'anno scorso ha classificato come l'11esima persona più ricca del mondo con un patrimonio netto di 50 miliardi di dollari (Trump è «solo» 259esimo, con un patrimonio netto di poco superiore ai tre miliardi), ha dichiarato che non accetterà donazioni politiche nella sua campagna e, se verrà eletto, rinuncerà allo stipendio. Inoltre, ha già promesso di spendere almeno 150 milioni di dollari della sua fortuna per Usa 2020, tra cui oltre 100 milioni di dollari per le pubblicità online contro Trump, tra i 15 milioni e i 20 milioni in una campagna per promuovere la registrazione degli elettori, rivolta principalmente alle minoranze, e oltre 30 milioni per il round iniziale di spot tv.

Non ha ancora rivelato quanto è disposto a sborsare complessivamente per le sue ambizioni presidenziali, ma il consigliere Howard Wolfson ha detto: «Tutto ciò che serve per sconfiggere Trump». Alla guida di New York dal 2002 al 2013, Bloomberg è stato eletto con il partito repubblicano, che poi ha abbandonato rimanendo indipendente fino al 2018, quando è nuovamente tornato tra i democratici, cui apparteneva inizialmente. La sua candidatura infiammerà ulteriormente il dibattito dei rivali dell'Asinello sul se e come frenare il potere dei Paperoni americani, con Sanders che lo ha già accusato di «tentare di comprare l'elezione» con il pacchetto di pubblicità televisive. La sua discesa in campo, comunque, potrebbe rimodellare le primarie dem, in particolare per quanto riguarda l'ala moderata. L'ex vicepresidente Biden e il sindaco dell'Indiana Pete Buttigieg sono i candidati centristi più quotati, ma entrambi hanno serie vulnerabilità politiche e non possono contare sulle risorse finanziarie dell'ex sindaco.

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