Blu e nero: ministri uniti dall'eleganza Svettano Cartabia, Carfagna e Gelmini

Niente stravaganze tipo quelle scelte in passato da Boschi e Bellanova Abito di alta sartoria e scarpe con fibbia laterale per il premier

Blu e nero: ministri uniti dall'eleganza Svettano Cartabia, Carfagna e Gelmini

Gli uomini in blu o comunque abito scuro, le donne in nero ed entrambi con camicia bianca. È senza collo per le signore e con il classico nodo alla cravatta che i papà insegnano a fare ai figli maschi per le occasioni formali. In Italia si chiama Scappino come il sarto dei Savoia che l'ha inventato, nel resto del mondo è noto come Windsor forse perché piaceva tanto all'elegantissimo duca che non volle fare il re d'Inghilterra. La sobrietà regna sovrana durante il giuramento del governo Draghi al Quirinale, nessuno esce dal seminato della discrezione imposta dai difficili tempi. Spariscono le tinte forti tipo il blu Klein scelto in passato sia da Maria Elena Boschi per l'improbabile tailleur pantaloni di Zara con cui si è presentata nel 2014 al giuramento del governo Renzi, sia da Teresa Bellanova per il discusso abito con cui ha giurato nel 2019 come ministro del governo Conte che poi ha contribuito a far cadere.

Tra le otto ministre donne ce ne sono solo due che escono un po' dal seminato. La prima è Erika Stefani (ministro per le Disabilità) che sembra francamente pettinata col rastrello e per di più indossa una giacca in tweed black and white con grossi bottoni dorati tipo Chanel. Invece Fabiana Dadone (Politiche giovanili) arriva con un cappottino a fiori bianco e nero che poi toglie rivelando un completo gonna e giacchetta color notte su una T-shirt fiorata senza lode e senza infamia. Elegantissime Mara Carfagna e Mariastella Gelmini: la prima con i pantaloni che arrivano alle caviglie da gazzella rese ancor più slanciate dalle décolleté con tacco sottile, la seconda con un tailleur talmente ben confezionato da far pensare a una gran firma tipo Giorgio Armani. Perfetta a dir poco anche Marta Cartabia che per l'occasione sembra essersi tolta perfino i piccoli orecchini che di solito le ornano i lobi, mentre Elena Bonetti oltre a essere l'unico ministro di Italia viva è anche l'unica che sfoggia un gioiello per altro molto discreto come un filo di perle e un foulard di seta colorata (probabilmente di Hermés) al collo.

In ogni caso a far la parte del leone in tutti i sensi sono gli uomini a cominciare da Draghi che indossa un magnifico completo a tre bottoni, con spalla ben insellata e classici revers a lancia piccola che danno alla figura un bell'effetto a V. È di sicuro un capo fatto su misura da un sarto che conosce il suo mestiere e non consiglia ai suoi clienti il blu cerchiobottista sfoggiato invece da Conte. Quest'ultimo ha la solita pochette stavolta a filo taschino e una bella mascherina con il tricolore. Viene anche salutato con un applauso scrosciante dai dipendenti del Quirinale, ma a farla da padrone ormai è Supermario con la cravatta rosa puntinata di rosso-tramonto, la rosetta da Cavaliere della Repubblica all'occhiello e le scarpe con piccola fibbia laterale modello Monk Strap invece delle classiche stringate d'ordinanza. Comunque sia in soli 19 minuti di scena la politica italiana cambia pelle: non più cravatte verdi ma un onesto blu per il leghista europeista Giancarlo Giorgetti, spariscono gli accessori da cinquestelle alla prima legislatura tipo il casco o il monopattino e compaiono gli accessori dei tecnici tipo il trolley di Colao e il golfino sottogiacca da maestro del nuovo ministro all'Istruzione Bianchi. Dispiace solo una cosa: la mancata istituzione di un dicastero della moda che, fino a prova contraria, è la seconda voce attiva alla bilancia dei pagamenti italiani. Speriamo in bene.

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