Bonus, sussidi e hacker. Tridico non può fuggire: ora dica la verità sull'Inps

Dossier sospetto, fuga di notizie e ritardi legati alla cig: ecco cosa deve spiegare. Forza Italia attacca: dimissioni

Nomi, numeri, ma soprattutto spiegazioni. Quelle che stamattina il presidente dell'Inps Pasquale Tridico dovrà fornire in audizione alla Camera sul caso dei 600 euro ai politici. Forza Italia chiederà le dimissioni del numero uno dell'Istituto per tutta la gestione degli ultimi mesi, dai ritardi dei pagamenti della cassa integrazione allo scandalo del bonus, fino a chi e perché lo ha fatto trapelare: «Per noi ci sono gli estremi per un passo indietro». Restano le domande alle quali Tridico dovrà rispondere: anomalie, sospetti, disfunzioni del sistema che finora non sono mai stati chiariti.

SITO IN TILT Il via libera, il 1° aprile scorso, alle domande per il bonus dei 600 euro destinato agli autonomi ha scatenato il caos. Il sito dell'Inps è andato in tilt dopo pochi minuti, Il software non ha retto alle migliaia di domande arrivate sin dalle prime ore della mattina. Ma soprattutto, molti utenti che sono riusciti a collegarsi si sono ritrovati davanti a profili di altri cittadini, con relativi nomi e dati sensibili. Tridico a stretto giro ha evocato l'ombra di un ipotetico attacco hacker. Ammesso che davvero vi sia stato un attacco, il software dell'Istituto non dovrebbe tenere al sicuro i dati di milioni di italiani?

RITARDI SULLE CIG Mesi di ritardi nei pagamenti della cassa integrazione. Famiglie rimaste durante il lockdown senza entrate, senza liquidità, sull'orlo della povertà. Una bomba sociale. «Entro venerdì 12 giugno pagheremo tutte le 419 mila domande giacenti», aveva detto Tridico il 7 giugno scorso. Ma poi è stato lo stesso Ente a smentirlo: i lavoratori che non hanno ricevuto almeno un pagamento al 17 giugno sono 134.358. Le scuse sono arrivate dal premier Conte, ma mai da Tridico. A oggi, qual la reale l'entità dei ritardi e quante persone ancora stanno aspettando?

REDDITO DI CITTADINANZA «Il reddito di cittadinanza ha ridotto di circa il 60 per cento il tasso di povertà», dichiarava il presidente a dicembre scorso. Anzi no. Dopo giorni di polemiche lo stesso Tridico faceva marcia indietro. Quel dato in realtà è il rapporto tra la platea di potenziali beneficiari del sussidio e i poveri assoluti calcolati dall'Istat. Tridico «è a conoscenza del reale impatto della misura sul tasso di povertà assoluta?», attacca Forza Italia.

I FURBETTI DEL BONUS La direzione antifrode dell'Inps, che, come si legge sul sito, si occupa di «intelligence finalizzata a individuare e contrastare tipologie di frodi operate a danno dell'Istituto», ha scovato i politici beneficiari del bonus: tre parlamentari e duemila amministratori locali. Cosa c'entra l'Antifrode se il bonus è stato regolarmente erogato dall'istituto? La frode c'è o non c'è?

PRIVACY Come e perché sono stati individuati i politici? È stata fatta una ricerca «mirata» di chi tra i beneficiari fosse titolare di incarichi elettivi? C'è stata una «profilazione» dei dati da parte uffici dell'Istituto di previdenza? Il Garante della privacy ha aperto un'istruttoria per vederci chiaro. Il fatto è grave, riflette l'azzurra Mariastella Gelmini: «L'Inps ha un'immensa banca dati su persone e aziende, e ha una responsabilità democratica prima che statistica. È opportuno sapere da Tridico come vengono utilizzati i dati, quali procedure vengono adottate per tutelare i diritti di riservatezza degli italiani».

I SOSPETTI Era la metà di maggio quando il responsabile della direzione antifrode avrebbe informato il presidente Tridico che dai controlli sulle domande per i bonus Covid c'erano anche quelle di 2mila politici tra deputati e amministratori locali. Una «segnalazione» curiosa, visto che la frode pare non esserci. Comunque finisce nel silenzio. Il caso invece esplode solo due mesi dopo. Perché questo lasso di tempo? Chi e perché ha fatto trapelare la notizia solo ora?

DIRITTO Qualcuno ipotizza che le irregolarità, nella erogazione del bonus a parlamentari e consiglieri regionali ci siano, in quanto, come sostiene il giuslavorista Giuliano Cazzola, il bonus è «dovuto qualora i soggetti non siano iscritti ad altre forme previdenziali diverse dalla Gestione separata presso l'Inps. Sappiamo che per i parlamentari è obbligatoria l'iscrizione ad un regime specifico». L'Inps in questo caso avrebbe erogato i soldi anche a chi non ne aveva diritto?

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