Boris stabile in ospedale ma senza ventilatore. Il vice: è un combattente

Il premier non ha la polmonite ma resta ricoverato. Le sue mansioni già trasferite

Nelle ore più angoscianti, la Gran Bretagna si stringe attorno al suo premier. Boris Johnson ha passato la sua seconda notte al St. Thomas Hospital in condizioni stabili. Gli sono stati somministrati quattro litri di ossigeno perché soffriva di difficoltà respiratorie, ma non ha mai avuto bisogno d'essere attaccato a un ventilatore, anche se quest'ultimo è sempre stato pronto a un'eventuale occorrenza. Non sta bene il primo ministro britannico, questo non si può negarlo, ma ieri Downing Street ha potuto rassicurare la popolazione circa le sue condizioni di salute, sottolineando che a Johnson non è nemmeno stata diagnosticata una polmonite.

La situazione tuttavia rimane seria, lo dimostra il fatto che lo stesso premier subito dopo il ricovero abbia delegato tutte le sue mansioni al suo vice, il ministro degli Esteri Dominic Raab che da ieri è praticamente in grado di agire in sua vece laddove si rendesse necessario. Ed è stato lo stesso Raab ad aggiornare i giornalisti e la popolazione sullo Stato di salute di BoJo a cui ha dedicato un augurio molto personale. «Lui non è solo un nostro collega o il nostro capo, è anche e soprattutto un nostro amico» ha detto il ministro. «Ne verrà fuori, ne sono sicuro - ha poi aggiunto - perché se c'è una cosa che vi posso dire di questo primo ministro è che è un combattente».

Moltissimi i messaggi di sostegno e di augurio giunti dall'intero Paese e dal mondo, da parte dei maggiori leader internazionali, così come dalla gente comune. Le infermiere dell'ospedale in cui è ricoverato si sono fatte fotografare insieme con un cartello che augura a Johnson di riprendersi. Un messaggio speciale di rapido recupero è stato inviato anche dalla Regina che ha voluto scrivere una lettera al primo ministro. Lo stesso ha fatto con un Twitter il principe William, mentre l'ex premier conservatore David Cameron, che è stato anche compagno d'università di Johnson, ha dichiarato in un'intervista televisiva di confidare in un pronta ripresa dell'amico. «Boris è un uomo in forma, sportivo e ha un fortissimo amore per la vita» ha detto Cameron. Intanto ieri il numero totale dei decessi nel Regno Unito è salito a 6.169, con un incremento di 786 morti in un giorno. Si tratta del numero più alto registrato fino ad ora, anche se la differenza rispetto al giorno prima rimane nell'ordine delle poche decine. Proprio per questo ieri Sir Patrick Vallance, il capo del team scientifico del Regno Unito, ha ipotizzato che la curva del contagio stia per raggiungere la sua parte piana, per poi iniziare a decrescere. «Non possiamo ancora dirlo con certezza, ma le misure di distanziamento sociale stanno funzionando - ha spiegato Vallance illustrando un grafico che evidenziava l'enorme riduzione nell'utilizzo di tutti i tipi di mezzi di trasporto pubblico e privato e un livellamento anche nei ricoveri ospedalieri - e le prossime settimane saranno cruciali per capire come evolve la situazione». Al momento comunque, l'impennata di contagi e di decessi che si è vista in molti altri Paesi ancora non si è verificata e ieri i rappresentanti governativi sono sembrati moderatamente ottimisti riguardo a questa tendenza. Non hanno più accennato a un'ulteriore rafforzamento delle misure restrittive. Emergono nel frattempo altri problemi. Dall'autoisolamento in cui è costretto da ieri anche il ministro Michael Gove, dato che un membro della sua famiglia ha contratto il virus, alla necessità di controllare aree a rischio come le carceri. La Sanità Pubblica d'Inghilterra, di concerto con le autorità carcerarie, ieri ha raccomandato la scarcerazione di 15mila detenuti per scongiurare un'epidemia di Covid19.

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