"Bravo a fuggire". E il giudice lascia libero il delinquente

Succede a Napoli

"Bravo a fuggire". E il giudice lascia libero il delinquente

Se il ladro è esperto in evasioni, inutile metterlo agli arresti domiciliari. Meglio lasciarlo libero. Parola di giudice.

Dove non può la fantasia, arriva la realtà. Prendete il Tribunale di Napoli Nord: forse in attuazione del principio secondo cui la legge è uguale per tutti, ha stabilito che i furfanti, anche quando v'è fondato motivo di ritenere siano tali, vadano comunque trattati alla stregua dei cittadini che non delinquono, e pertanto meritano la libertà.

La vicenda è quella di Francesco Raniero, presunto ladruncolo di auto. I Carabinieri lo sorprendono domenica, mentre per le vie di Arzano, una cittadina di 35mila abitanti in provincia di Napoli, tenta di smontare pezzi di una Volkswagen Golf armato di cacciavite, chiave inglese e torcia. Gli va male. Passa la nottata al fresco. La mattina dopo compare davanti al magistrato. La Procura chiede che venga sottoposto agli arresti domiciliari. Il giudice si riserva. Alla fine decide. Nessun dubbio «sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato contestato», recita l'ordinanza, che certifica la bontà del lavoro dei militari dell'Arma. Nessuna esitazione inoltre nemmeno sul riconoscimento della pericolosità dell'arrestato: «Sussiste il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di condotte della medesima natura, tenuto conto della personalità dell'imputato emergente dal fatto di reato in contestazione».

Insomma, Raniero andava arrestato e - se a piede libero - potrebbe commettere reati identici, argomenta il Tribunale, sottolineando pure l'opportunità di imporre «un presidio cautelare idoneo». Il quale, però, si specifica subito, non può coincidere con quella degli arresti domiciliari: «L'imputato è gravato da numerosi precedenti specifici in tema di evasione e, pertanto, anche una misura meno afflittiva non appare adeguata al fine di arginare il concreto ed attuale rischio di reiterazione di condotte criminose».

Insomma, mandarlo in carcere non è possibile, perché i pubblici ministeri non lo hanno neppure chiesto ed il giudice, a rigor di codice, non può provvedervi da sé. Chiuderlo in casa, secondo il giudicante, sarebbe del tutto inutile. Di braccialetti elettronici nemmeno a parlarne. Che fare allora, col probabile autore di furto aggravato colto in castagna e socialmente pericoloso? Molto semplice: «Si dispone l'immediata liberazione dell'imputato se non detenuto per altra causa». Naturalmente, in nome del popolo italiano.

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