Bruxelles stronca l'Italia: debito in tilt e conti in rosso

Filtrano indiscrezioni sulla lettera che a fine mese la Commissione Ue invierà a Roma. Fiscal compact non rispettato sulla riduzione del passivo, accelerare le privatizzazioni

Bruxelles stronca l'Italia: debito in tilt e conti in rosso

Roma - L'altra sera, a tarda ora, l'agenzia Reuters raccoglie due indiscrezioni che filtrano dalla Commissione Ue. La prima: l'Italia non rispetta la riduzione del deficit strutturale, prevista dal Patto di Stabilità. La seconda: l'Italia non rispetta l'impegno di riduzione del debito, sottoscritto con il Fiscal compact .

Nel primo caso, lo scarto fra la correzione prevista dal governo ufficialmente è dello 0,4%. Vale a dire, il Patto di Stabilità prevede che ogni anno i Paesi membri devono ridurre dello 0,5% il proprio deficit strutturale, così da puntare al pareggio di bilancio. Nella Legge di Stabilità l'intervento programmato a tal fine è dello 0,1%. Poi, con una lettera alla Commissione Ue, il ministro dell'Economia si è impegnato ad alzare questa correzione di un altro 0,2/0,3%. La legge di Stabilità, però, è ancora in discussione nella Commissione Bilancio della Camera. E l'emendamento che dovrebbe introdurre correttivi per migliorare il dato del deficit strutturale non è stato ancora presentato dal governo.

Nella stessa missiva, però, Padoan si è appellato alle cosiddette «circostanze eccezionali»: una password che sta ad indicare la profonda recessione dell'economia nazionale e che dovrebbe congelare (nelle intenzioni del governo) ogni ulteriore correzione del deficit. La seconda indiscrezione raccolta da Reuters è più complicata da gestire per il governo. Nella fattispecie, l'Italia ha messo nero su bianco che non ha alcuna intenzione di rispettare gli obbiettivi di riduzione del debito previsti dal Fiscal compact . E lo ha scritto sul Documento di economia e finanza. Secondo il Fiscal compact , l'Italia ha tempo vent'anni per ridurre la quota eccedente il 60% del rapporto debito/Pil. E deve farlo alla velocità del 3% del Pil annuo. Si tratta del cosiddetto saldo strutturale.

Nella legge di Stabilità il governo prefigura una riduzione di questo saldo strutturale dello 0,1% nel 2015. E nel Def sottolinea che ogni «correzione» più alta viene «giudicata né fattibile né auspicabile». È del tutto logico, quindi, che gli uomini della Commissione europea esprimano dubbi alla Reuters sul reale rispetto del governo italiano degli impegni europei. Le stesse fonti, però, non danno per scontato una bocciatura totale dei conti italiani. Se il giudizio fosse esclusivamente aritmetico ed affidato alle burocrazie europee, la bocciatura sarebbe scontata. Visto, però, che nella valutazione delle dinamiche di finanza pubblica rientra anche l'avvio delle riforme strutturali, è probabile che la Commissione invierà a fine mese una lettera abbastanza «pepata». Ma non tale da contenere una bocciatura per intero.

Le «raccomandazioni» che arriveranno da Bruxelles conterranno senz'altro la richiesta di rafforzare la manovra per il 2015. Di non farla per due terzi in deficit. E chiederanno che per ridurre il debito, se non è possibile migliorare il saldo strutturale, di avviare in tempi rapidi una credibile operazione di privatizzazione. Quelle annunciate dal governo Letta sono rimaste al palo. I nuovi vertici di Poste non sono del parere di cedere il 40% annunciato. Mentre il Tesoro tiene bloccata anche la cessione del 49% di Enav. Le uniche cessioni realizzate sono quelle fatte dalla Cassa depositi e prestiti. Ma che non hanno permesso di ridurre il debito, bensì di migliorare le risorse della Cdp a disposizione.

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