Bucha, i racconti choc. "Stanze delle torture e fosse comuni. Sparavano sui bimbi. I tank contro le case"

Il 4 marzo gli ucraini rimasti a Bucha hanno avuto un primo assaggio delle atrocità che verranno poi commesse nella loro cittadina

Bucha, i racconti choc. "Stanze delle torture e fosse comuni. Sparavano sui bimbi. I tank contro le case"

Il 4 marzo gli ucraini rimasti a Bucha hanno avuto un primo assaggio delle atrocità che verranno poi commesse nella loro cittadina, quando hanno visto una ventina di tank russi incolonnati che hanno cominciato a sparare con i kalashnikov all'impazzata sulle case e sulle macchine che incrociavano, schiacciandole. «Non evacuavano, sparavano. E con alcuni tank hanno sfondato le case», ha raccontato Tamara, sopravvissuta all'inferno.

Grazie a testimonianze come questa, ai resoconti dei giornalisti e alle immagini dei civili disarmati giustiziati per le strade - foto che hanno sconvolto il mondo intero - gli orrori di Bucha sono destinati a segnare uno spartiacque nel conflitto in Ucraina. Ieri il presidente Volodymyr Zelensky ha voluto rendersi conto di persona dei massacri commessi dai russi prima di ritirarsi dal nord del Paese, visitando l'ospedale della città. «Questi sono crimini di guerra e saranno riconosciuti come un genocidio. Sappiamo che migliaia di persone sono state uccise e torturate con amputazioni, che le donne sono state stuprate e che sono stati assassinati bambini», ha detto ai giornalisti Zelensky, accompagnato da alcuni militari. Il presidente ha ribadito che il suo Paese non si fermerà finché non sarà fatta giustizia: «Se non troviamo una soluzione civile, troveremo una soluzione non civile». Dopo aver visitato le fosse comuni - immortalate tra l'altro nelle immagini satellitari di una società privata Usa in cui si vede una trincea di una quindicina di metri scavata nel terreno di una chiesa per seppellire i cadaveri martoriati - il presidente del parlamento ucraino, Ruslan Stefanchuk ha parlato di «olocausto del nuovo millennio». Del resto i racconti di quanto accaduto nei giorni dell'occupazione russa si fanno giorno dopo giorno più atroci, anche se ieri fonti del Pentagono hanno fatto sapere di non essere in grado di confermare le notizie ucraine, né di avere motivo di contestarle. Qui l'esercito ucraino ha trovato anche una camera di tortura, allestita nel seminterrato di un sanatorio per bambini, usata dai soldati di Mosca. All'interno c'erano i cadaveri di cinque civili piegati in avanti e con le mani legate dietro la schiena. Alle donne che scampavano ai massacri poteva capitare di essere prese dai militari, portate nel loro quartier generale e trasformate in schiave: «Serviva che cucinassero e facessero tutto ciò che veniva loro ordinato», ha raccontato Alina all'inviato dell'Ansa. Lo stesso reporter ha raccolto la testimonianza di Andryi Galavin, prete della chiesa ortodossa di Sant'Andrea a Bucha: «Dal 10 marzo arrivano decine di corpi a tutte le ore ogni giorno. Finora ne ho contati 68: donne, uomini, bambini, molti non identificabili per i colpi inferti ai loro corpi martoriati. I parenti delle vittime possono venire qui solo adesso perché prima i soldati non lo permettevano». Sergiy Prylucki, viveva a Bucha nei pressi dell'aeroporto prima di rifugiarsi a casa da amici in una zona più tranquilla: «Durante l'evacuazione - ha raccontato - abbiamo visto l'orrore. Auto con all'interno corpi di persone morte, distruzione, civili uccisi nelle loro case. Ho raccolto le testimonianze di chi ha subito le razzie dei ceceni ubriachi nei negozi. Vicino casa mia hanno torturato e ucciso in un summer camp per bambini chi si trovava lì. Bucha è stata devastata dal 24 febbraio». C'è anche un imprenditore torinese, Gianuca Miglietta, che ha vissuto per sei giorni e sei notti nello scantinato del suo condominio a Bucha, fino al 2 marzo quando è riuscito a scappare. Parla di una «catastrofe indescrivibile»: «Mi sono trovato davanti agli occhi delle scene agghiaccianti di distruzione e morte. A terra c'era di tutto, corpi ovunque. Hanno sparato anche ai bambini e ucciso un ragazzino di 14 anni con la fascia bianca al braccio per segnalare che era un civile». Le autorità cittadine stanno lavorando per identificare i corpi rinvenuti per le strade. Anche anziani, bambini e adolescenti, ha riferito il sindaco di Bucha, Anatoly Fedoruk: «Non rappresentavano nessuna minaccia per le truppe e non era possibile non rendersi conto che erano bambini, non vedere una mamma con un bambino». Il sindaco non ha dubbi che il massacro della sua città sia stato ordinato dai vertici russi: «Non hanno potuto conquistare Kiev e hanno sfogato la loro rabbia su Bucha e i dintorni». Nella vicina Borodyanka, ha detto il procuratore generale Irina Venediktova, la situazione sarebbe ancora più drammatica quanto a numero di vittime tra i civili. Anche ora che i russi se ne sono andati, stare nella regione di Kiev - dove 35 delle 69 comunità della regione hanno subito danni e distruzione - continua ad essere molto pericoloso a causa delle mine. Ma quanto accaduto alle porte della capitale è solo «la punta dell'iceberg» di tutti i crimini commessi.

Per il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, a Mariupol la situazione è anche «peggiore». La città assediata è distrutta al 90%, ha detto il sindaco, Vadym Boytchenko: «Ci sono 130mila abitanti in condizioni disumane e i russi bloccano gli aiuti umanitari».

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