Bufera Johnson contro il premier Sunak

Lasciano anche due stretti alleati dell'ex primo ministro. Sfida al capo del governo

Bufera Johnson contro il premier Sunak
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Londra. Le dimissioni da parlamentare che Boris Johnson ha presentato nella serata di venerdì rischiano di avere pesanti ripercussioni politiche sul fragile governo conservatore di Rishi Sunak. Oltre a Johnson e alla sua fedelissima alleata Nadine Dorries, dimessasi anch'ella venerdì in protesta col governo per non essere stata nominata alla Camera dei Lord, come da proposta di Johnson, anche Nigel Adams molto vicino all'ex primo ministro ha ieri lasciato la Camera dei Comuni con effetto immediato. Sono quindi tre le elezioni suppletive che si terranno nelle prossime settimane in Inghilterra, un numero che forse potrebbe salire nelle prossime ore se qualche altro sodale di Johnson decidesse di seguire l'esempio del suo leader. La sfida con laburisti e lib-dem non sarebbe un problema per un partito e un governo forti, considerando la grande maggioranza con cui i conservatori hanno conquistato quei seggi nel 2019. Tuttavia oggi, viste le faide interne tra i Tories e la debolezza dell'esecutivo alle prese con un'inflazione che non scende, una spinta migratoria ai massimi, un'ondata di scioperi continui, liste d'attesa bibliche per accedere alla sanità pubblica, queste tre sfide elettorali rischiano di succhiare energie vitali a Sunak. Che, avendo già disastrosamente perso le elezioni amministrative di maggio, sa che ogni nuova sconfitta può gettare ulteriore benzina sul malcotento interno di un partito che vede avvicinarsi inesorabilmente le prossime elezioni politiche senza un sostanziale recupero nei sondaggi.

Ma se per Sunak i mal di testa causati dagli addii di Dorries e Adams si limiteranno alle contese politiche per rivincere quei seggi, gli effetti dell'addio di Johnson permarranno a lungo. «È molto triste lasciare il parlamento, almeno per ora», è stata la chiusa della lettera di dimissioni dell'ex primo ministro. Che Johnson stia meditando di ritornare sulla scena è certo, basti ricordare il suo ritorno in fretta e furia dalle vacanze caraibiche di ottobre dell'anno scorso per partecipare alla corsa del dopo-Truss. Le sue dimissioni, che attenuano l'impatto mediatico della pubblicazione nei prossimi giorni dei risultati dell'inchiesta del comitato parlamentare (da lui definito «tribunale fantoccio») che lo ha giudicato colpevole di aver mentito al Parlamento, si inseriscono nella stessa logica. Tuttavia, se e come metterà in pratica il suo proposito dipenderà dalle possibilità di successo: improbabile che il partito ne appoggi la candidatura in uno dei tre seggi ora vacanti, ancora più improbabile che corra come indipendente, quello cui potrebbe puntare Johnson è l'implosione dei tories per spingerli ad appellarsi a lui come ultima speranza elettorale. E il suo addio carico di accuse contro Sunak e il partito che starebbero tradendo la Brexit e i valori conservatori darebbe un assaggio di come Johnson si appresti a facilitare nei prossimi mesi questa implosione.

Uno scenario fosco per Sunak, che rischia di tramutarsi in incubo qualora Johnson decida di rilevare il quotidiano conservatore The Telegraph per cui un tempo scriveva, ora travolto dai debiti, in cordata proprio con il suo vecchio editore e consigliere Will Lewis. Il piano, riportato dalla Bbc, darebbe a Johnson una quotidiana tribuna politica, di portata nazionale, con cui bombardare Downing Street e preparare il suo ritorno.

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