Deutsche Bank torna di nuovo nella bufera. Nella sua sede di Francoforte e in una filiale di Berlino, la prima banca tedesca ieri intorno alle 10 del mattino ha ricevuto suo malgrado la visita di agenti dell'anticrimine federale che hanno condotto delle perquisizioni nell'ambito di un'indagine della procura della capitale finanziaria della Germania. Secondo quanto riportano diversi media tedeschi, l'inchiesta riguarda "responsabili e dipendenti, per ora ignoti, dell'istituto" sospettati di riciclaggio di denaro. Le verifiche sarebbero collegate all'oligarca russo Roman Abramovich, ex proprietario del Chelsea, sanzionato dall'Unione europea dal marzo 2022 in relazione alla guerra della Russia contro l'Ucraina ed ex cliente della banca. Al riguardo, però, l'avvocato di Abramovich ha detto a Der Spiegel che il magnate non sarebbe "a conoscenza di alcuna indagine da parte delle autorità tedesche in questa vicenda". Abramovich, ha proseguito il legale, aveva "sempre agito in conformità con le leggi e i regolamenti nazionali e internazionali applicabili". Qualsiasi affermazione contraria è "falsa e dannosa per la reputazione".
Sempre secondo i media tedeschi, Deutsche bank non avrebbe presentato in modo tempestivo una o più segnalazioni di attività sospette relative a società riconducibili ad Abramovich.
L'istituto guidato dal ceo Christian Sewing, dal canto suo, ha confermato il blitz degli agenti e si è detto disposta a collaborare con l'attività. Mentre il governo tedesco non commenta, anche se un portavoce del ministero delle Finanza ha dichiarato che "la lotta contro i reati fiscali e finanziari è, ovviamente, una priorità per il nostro ministero". Un ciclone che arriva praticamente alla vigilia della presentazione dei conti del 2025, che si preannunciavano molto positivi. Il titolo in Borsa non ha subito per ora particolari scossoni e ieri ha perso l'1,8% a Francoforte. Una tegola per Sewing, che ha preso il comando della banca ormai otto anni fa, prendendosi l'incarico di risollevare l'istituto dopo la crisi.
Non è dato sapere se stavolta le indagini appureranno o meno qualche reato, sta di fatto che per Deutsche Bank si riaffacciano antichi fantasmi dopo che il gruppo è stato coinvolto in numerose vicende che l'hanno portato a pagare multe salate, in alcuni casi miliardarie, minandone la reputazione. Già dieci anni fa, dopo l'invasione della Russia alla Crimea, l'istituto tedesco era finito sotto indagine dalle autorità statunitensi e britanniche con l'accusa di aver facilitato il trasferimento di circa 10 miliardi di dollari dalla Russia. Alla banca fu contestato che alcuni suoi dipendenti avrebbero acquisito per conto di clienti azioni russe in rubli vendendone quantità identiche a Londra, con il sospetto che questo facilitasse il riciclaggio di denaro. A Deutsche venne imputato di non aver messo in pratica sufficienti controlli. Ne uscì accettando di pagare 630 milioni di dollari ai regolatori statunitensi e britannici nel 2017. Più o meno negli stessi anni, nel 2015, Deutsche Bank accettò di pagare una multa di 2,5 miliardi dollari alle autorità Usa dopo essere stata accusata di aver manipolato, insieme ad altri istituti, i tassi interbancari, tra cui il Libor (dismesso alcuni anni fa) che peraltro influiva sul tasso d'interesse dei mutui delle abitazioni e dei prestiti alle imprese. Storie del passato che sembravano dimenticate mentre ora il mercato osserva gli sviluppi della nuova indagine.
Abramovich, oligarca russo una volta molto ben inserito nell'alta società europea, anche perché proprietario del Chelsea, era un importante cliente di Deutsche Bank. Una situazione che è diventata poi spinosa da gestire dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, tanto che l'oligarca russo ha dovuto vendere la sua squadra di calcio e ritirarsi in un lusso riservato in Turchia, Paese dove sono ormeggiati alcuni dei suoi yacht più costosi come l'Eclipse e il Solaris.
Divenuto ricchissimo con la privatizzazione del settore petrolifero nella Russia post-sovietica, il suo patrimonio rimane tuttora molto ingente e stimato in 9,1 miliardi di dollari da Forbes. Nel 2005 vendette la sua quota in Sibneft a Gazprom per 13 miliardi. Oggi possiede quote nel gigante siderurgico russo Evraz e nel produttore di Nichel Norilsk Nickel.