Attrezzatura inadeguata, tempi di immersione sottostimati, permessi limitati ai 50 metri. Mentre si attende il rimpatrio delle salme delle altre quattro vittime della tragedia alle Maldive, si stabiliscono le prime certezze sulla missione scientifica nelle grotte Dhevana Kandu.
A cominciare dalle bombole trovate sulle vittime, dodici litri di aria, ovvero una miscela di ossigeno/azoto e non di "trimix", composta anche da elio. Gas indispensabile per evitare lo stordimento, la narcosi dovuta all'iperossia e, soprattutto, fondamentale per la decompressione. L'attrezzatura sequestrata dalle autorità maldiviane, insomma, "racconta" di una vera e propria missione suicida.
"Con quelle bombole e il resto dell'attrezzatura - spiega Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Top Boat - ci si può immergere al massimo dieci minuti, non un'ora. E a livello ricreativo, senza superare i meno trenta metri".
Materiale non adeguato, insomma, per un ambiente come una grotta a più di sessanta metri di profondità. Il team di esperti finlandesi scarta l'ipotesi dell'effetto Venturi: "Le correnti di marea - spiega Sami Paakkarinen, lo speleosub di Dan Europe - sono leggerissime, comunque non così forti da trascinare fino in fondo alla cavità".
Per il governo maldiviano è chiaro che quattro dei cinque italiani sarebbero entrati nella grotta volontariamente. Secondo il sopralluogo documentato dalla missione di recupero, Monica Montefalcone, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Giorgia Sommacal sarebbero entrati dall'ampia apertura del "canale" che li ha immessi nella prima camera. Da questa, attraverso un corridoio di trenta metri con un fondo irregolare, a esse, sarebbero sprofondati nella seconda camera. Qui avrebbero provato a girarsi e a tornare indietro. Ma si sono persi.
I sedimenti sollevati, il panico, hanno fatto il resto, facendo consumare all'intero gruppo, compreso l'istruttore Gianluca Benedetti all'uscita, tutta l'aria nelle bombole. La via da percorrere a ritroso, sempre secondo il team finlandese, non è ben visibile. I sedimenti sollevati dalle pinne li fanno accumulare nel corridoio che, in quel punto, ha un dislivello. La prospettiva creata è ingannevole, il tunnel sembra chiuso, e i sub avrebbero perso completamente l'orientamento. Alla sinistra c'è un altro corridoio senza sedimenti o dislivelli ma è cieco. Lì sono stati trovati i corpi. Morti perché avevano esaurito l'aria.
Non sarebbero state trovate le torce, prelevate però dalla dotazione della Duke of York, tantomeno il "filo di Arianna", la sagola che si lascia scorrere per fare il percorso inverso durante una penetrazione in grotta. La Procura di Roma, che attende gli atti dell'inchiesta maldiviana, dovrà ascoltare gli altri venti passeggeri dello yacht già rimpatriati e acquisire foto, video e pc. "Ci hanno sicuramente messo qualche minuto a scendere fino alla grotta, - spiega Laura Marroni, Ceo di Dan Europe - perché l'ingresso è a 50-55 metri. Si sono persi ed è stato fatale".
"La grotta - conclude Paakkarinen - è profonda 60 metri e lunga 200, ma la giudicherei molto impegnativa anche se ne abbiamo esplorate di più lunghe
e profonde. Recuperati i dispersi abbiamo mappato la grotta perché si diano le informazioni corrette in futuro, chiedendo al governo delle Maldive controlli sugli equipaggiamenti necessari per questo tipo di immersioni".