E alla fine con più di quaranta minuti di ritardo e con i social che danno di matto per l'attesa - un buon metodo per far salire i clic - va in onda sul suo canale youtube Falsissimo. Fabrizio Corona aggira la diffida del magistrato a colpire di nuovo Alfonso Signorini ma ne approfitta per aprire il fuoco su Mediaset e su chi ci lavora. Il metodo non cambia: si va dalle fonti che raccontano cose sentite da altre fonti, al miscuglio di vecchi documenti video con i film, alle illazioni di Corona medesimo. In partenza il bersaglio diventa addirittura il Berlusconi del 18 aprile 2002 quando, in un mondo molto diverso, soprattutto per quanto riguarda l'informazione, l'allora Presidente del consiglio si scontrò con Biagi, Santoro e Luttazzi parlando di un uso criminale della televisione pubblica.
Ovviamente, poi, Corona si presenta come se fosse il nuovo Enzo Biagi; chissà se il giornalista, noto per il tono pacato della narrazione, avrebbe gradito il paragone. Poi Corona che rifiuta l'appellativo di trash - si è anche vestito di bianco per simboleggiare la sua coscienza pulita - ne approfitta per aprire il fuoco contro Mediaset, contro la famiglia Berlusconi, contro la gestione dei telegiornali e dell'informazione, contro le scelte delle conduttrici. Materiale che un qualunque cronista maneggerebbe con le pinze e che invece a Falsissimo viene lanciato nel frullatore del web a piene mani, quando si può anche con un po' di body shaming.
Ma del resto per Corona tutti i cronisti lavorano in pratica per un sistema che unirebbe Mediaset, Rai, Corriere della Sera, Repubblica... Un complotto che non si capisce perché sarebbe pure antigovernativo.
Decideranno i diretti interessati se passare alle querele oppure no. Come saranno i tribunali a decidere se i vincoli sulla vicenda di Signorini, e il suo non essere di interesse pubblico, siano rispettati. O aggirati quel tanto che basta.