Il business del plasma e il senatore Pd. Lo strano silenzio del governo

L'interrogazione leghista sul caso plasma iperimmune: "Dal ministero arrivano 'non risposte'". Silenzio di tomba sulla Kedrion Biopharma

Anche gli stolti sanno che un politico si vede da ciò che tace, più che da quel che dice. Ne deve sapere qualcosa Sandra Zampa, sottosegretaria del Pd al ministero della Salute, che oggi si è presentata in commissione Affari Sociali alla Camera per un importante Question Time: avrebbe dovuto chiarire i tanti dubbi che ruotano intorno al plasma iperimmune contro il Covid-19, sopratutto sul coinvolgimento dell'azienda di famiglia del collega di partito Andrea Marcucci, come rivelato in esclusiva da ilGiornale. E invece ha lasciato di stucco i presenti, ignorando del tutto il tema più scottante.

Facciamo qualche passo indietro. Ormai da tempo il Policlinico San Matteo di Pavia e il Carlo Poma di Mantova stanno sperimentando su 49 pazienti Covid la cura con il plasma iperimmune. I risultati sono incoraggianti, e lo pneumologo Giuseppe De Donno lo va ripetendo da tempo. "È l’unico farmaco ed è molto più potente di un vaccino", assicura lui. "All’inizio la mortalità era tra il 13 e il 15% – gli fa eco il collega Fausto Baldanti da Pavia – mentre con la cura del plasma iperimmune è scesa al 6%". Qualcuno, tra cui il telegenico Burioni, non dà molto credito ad una sperimentazione da lui considerata pericolosa e pure costosa. Ma si tratta di scaramucce tra scienziati. Quel che conta è che a un certo punto, un po' a sorpresa, l’Istituto superiore di sanità avvia un progetto intitolato "Tsunami" proprio sul plasma anti-Covid. Bene, direte. Certo. Solo che invece di selezionare lo studio dell'ospedale di De Donno, decide di sceglie quello dell'azienda ospedaliera universitaria di Pisa. Scatenando inevitabili polemiche.

Nel marasma delle liti tra medici e scienziati, s’insinua però anche la questione più succulenta. Giovedì scorso in commissione Sanità al Senato a sorpresa viene invitato a parlare Paolo Marcucci, che oltre ad essere amministratore delegato di Kedrion Biopharma, colosso dei plasmaderivati, è anche accidentalmente il fratello di Andrea, capogruppo a Palazzo Madama del Pd. In audiozone l'ad si spinge a mettere "a disposizione il nostro stabilimento di Sant’Antimo a Napoli" per "raccogliere il plasma dei donatori italiani e in conto lavorazione restituirlo standardizzato a titolo di anticorpi". Un modo, dice il fratello del senatore dem, per "evitare di eseguire l'inattivazione virale” in modo "artigianale" nei singoli centri, riducendo così i costi, in vista della fase 2: la produzione industriale insieme all'israeliana Kamada.

A quel punto, per fare un po' di luce sulla vicenda, la Lega presenta un'interrogazione a risposta immediata rivolta al ministero della Salute. Vuole, o meglio vorrebbe sapere non solo le "ragioni per le quali fra i componenti del comitato scientifico con compiti di supervisione non vi sia menzione dei medici dell’Ospedale di Mantova" (tra cui De Donno). Ma anche se "trovino conferma" le notizie sul fratello di Marcucci e i suoi "interessi collegati alla sperimentazione con il plasma nazionale".

La risposta del ministero dice poco, ma non tutto. Spiega che la selezione del progetto Tsunami di Pisa è dovuta al fatto che "era l'unico protocollo italiano attivato con un disegno di studio randomizzato controllato, multicentrico, che potesse consentire, con opportuno rigore metodologico, di valutare l'efficacia e la sicurezza della terapia con plasma". Dice inoltre che i promotori sono l'Iss e l'Aifa, che sono rappresentate anche altre Regioni (e non solo quelle di centrosinistra), che il Comitato scientifico è stato composto "coinvolgendo i massimi responsabili delle istituzioni del Ssn" e che "su specifico invito del direttore generale dell’Aifa" è stato incluso pure De Donno. Bene, o quasi. La risposta letta dalla Zampa sarà pure corposa. Ma glissa sui punti focali. Marcucci? Nulla. L'azienda di famiglia? Nisba. La produzione industriale di plasma iperimmune? Nada. "Sull'opportunità di coinvolgere l'azienda del fratello del capogruppo Pd - attacca la Lega - dal governo arrivano 'non risposte' e rimangono tanti punti interrogativi. Ci aspettiamo ulteriori chiarimenti".

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