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C'è la mano di Elly dietro le purghe per i moderati Pd. "Vuole mandarli via"

Minoranza "braccata": invitata a uscire. E la regia del "pressing" è al Nazareno

C'è la mano di Elly dietro le purghe per i moderati Pd. "Vuole mandarli via"
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Non sono un caso, e non si fermano gli avvisi di sfratto diretti ai riformisti del Pd. Il partito è una polveriera e le divisioni sul referendum-giustizia sono solo il "provvidenziale" terreno di uno scontro che minaccia di esacerbarsi, mentre la segretaria, Elly Schlein, va avanti nel suo progetto, insieme inflessibile e confuso: liquidare l'idea fondativa del Pd (l'incontro "socialisti"- cattolici) e costruire una "Italia insoumise" sul modello francese, o ancora una proposta alla Zohran Mamdani sindaco di New York; insomma una sinistra non di governo, che i riformisti non li vuole, non li riconosce nemmeno come opposizione interna. Il disegno, insomma, sarebbe marginalizzarli, premere per fare in modo che se ne vadano. E sarebbe direttamente riconducibile a Elly Schlein e al suo stretto entourage.

Il nome che si fa è quello della coordinatrice della segreteria, Marta Bonafoni, consigliera regionale al terzo mandato, nata politicamente in una sinistra (ex) vendoliana. "L'ascendente che esercita sulla segretaria è proprio quello che le viene dalla sua purezza ideologica di femminista radicale, cosa che per la Schlein costituisce un valore in sé" confida un dem romano. Bonafoni era stata eletta in Regione aderendo, appunto, al gruppo Sel. Sodale di Massimiliano Smeriglio poi messasi "in proprio" e radicatasi a Roma, ha fondato un movimento conoscendo sul campo Elly tanto da organizzare l'evento in cui Schlein ha annunciato la sua candidatura e tanto da diventare braccio destro e voce romana della segretaria. Come Elly, quindi, non è una "nativa dem" e incarna perfettamente una sinistra tutta Cgil, Anpi, Arci e ovviamente "pro Pal" - che non sa che farsene dei riformisti.

Due giorni fa la questione è solo esplosa con lo sfogo in rete di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e front-woman dei moderati, che ha attaccato lancia in resta Tomaso Montanari, volto tv della sinistra oltranzista, in realtà chiamando in causa Schlein. Ha parlato di chi "usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze". Montanari, con la solita misura, aveva auspicato la cacciata della stessa Picierno, dell'ex ministro Delrio, del costituzionalista Stefano Ceccanti,e di "tanti altri esponenti del Pd", rei di fare campagna per il "sì". Qualcuno minimizza. "Sinceramente non perdo tempo ad ascoltare quello che dice questo Montanari" commenta per esempio Lorenzo Guerini ex ministro della Difesa e moderato doc. Ma il problema c'è: "Mi sembra che ci siano alcuni commentatori e persone esterne al Pd che potrebbero farsi i fatti propri ma non costruiamo una caricatura" riflette Alessandro Alfieri. In effetti Montanari non è che una delle voci. Picierno per temperamento non si nasconde ma da mesi è al centro di un martellamento social, una demonizzazione che non pare casuale e che non si spiega solo con la sua battaglia interna sulle questioni più spinose, a partire da quelle estere: per la difesa dell'Ucraina ma anche per una posizione meno ostile a Israele. Ieri, poi, si è fatto notare Goffredo Bettini, che passa per il grande ideologo del Campo largo. Pochi mesi fa si era dichiarato favorevole alla separazione delle carriere, ieri ha annunciato che voterà "no". Un "no" tutto politico: "Un sì o un no a Giorgia Meloni". È quello che la sinistra sta provando a fare. E Bettini è lo stesso che una settimana fa ha parlato di un "pluralismo interno troppo divaricante".

Epurazione, quindi? "Non so, io so solo che sui referendum non c'è mai stata disciplina di partito" osserva lo stesso Ceccanti, che a Firenze ha fatto centro, schierando per il "sì" nomi di grande autorevolezza. E oggi rileva: "La sinistra che vota sì, per il solo fatto di esistere, provoca alcune reazioni inconsulte. Al confronto sempre disponibili, con gli insulti avrete indifferenza".

I riformisti si sentono braccati e il colmo di questa sensazione è che la caccia sia condotta da figure esterne.

"Non risulta che Montanari sia iscritto al Pd, come non lo era Schlein quando ne diventò segretaria - ironizza Claudio Petruccioli, veterano Pci - È dunque possibile che alle prossime primarie sia il prof a succederle". Non stanno nel Pd. Oppure non ci stavano e ne capiscono a malapena le ragioni fondative. Eppure lo guidano. Dentro le stanze, appunto.

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