"C'è un prelato contagiato a Santa Marta". Il Vaticano trema per la salute del Pontefice

Papa Francesco potrebbe essere sottoposto a un nuovo test del tampone

Il coronavirus è arrivato anche a Santa Marta, la residenza di Papa Francesco in Vaticano. A risultare positivo è uno stretto collaboratore del Pontefice, funzionario della sezione italiana della Segreteria di Stato, trasferito immediatamente in ospedale. Anche il prelato vive da anni nella casa scelta da Bergoglio appena eletto al Soglio di Pietro. E ora la preoccupazione si sposta inevitabilmente sul Papa argentino, che già qualche settimana fa aveva effettuato il tampone, risultato negativo. Non si esclude, dunque, che Francesco debba essere nuovamente sottoposto all'analisi del tampone. Al via, come previsto dal protocollo, la procedura di sanificazione di Santa Marta e degli uffici della Segreteria di Stato.

La notizia è circolata nel tardo pomeriggio di ieri, ma dalla sala stampa non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Solamente due giorni fa, in una nota, il portavoce vaticano aveva parlato di quattro casi nel piccolo stato, due dipendenti dei Musei Vaticani, un dipendente dell'ufficio merci e un monsignore bergamasco convocato dalla Direzione di Sanità ed Igiene er le visite di assunzione.

Ma ora la notizia della positività di uno stretto collaboratore del Papa mette in apprensione. Un altro stretto collaboratore di Bergoglio, contattato dal Giornale, confida: «Siamo tutti a rischio. In 15 giorni, questo maledetto virus sarà circolato. Continuiamo a pregare».

Vaticano in lockdown? Di fatto le misure restrittive per evitare il propagarsi del contagio sono state già attuate da un paio di settimane. Messa solitaria per Bergoglio la mattina, niente udienze né preghiera dell'Angelus in pubblico. Tutto chiuso: da ultimo l'Osservatore Romano, la tipografia, gli uffici delle diverse Congregazioni. E una circolare interna ha disposto lo smaltimento delle ferie dei dipendenti. E ora c'è il rischio di una quarantena totale di Santa Marta.

Il Papa continua ad affidarsi alla preghiera. Ieri, a mezzogiorno in punto, ha presieduto una straordinaria preghiera del Padre Nostro, alla quale ha invitato i cristiani delle altre confessioni (protestanti, ortodossi, anglicani), per «implorare misericordia per l'umanità duramente provata dalla pandemia di coronavirus». «Preghiamo per i malati e le loro famiglie ha scandito il Pontefice per gli operatori sanitari e quanti li aiutano; per le autorità, le forze dell'ordine e i volontari; per i ministri delle nostre comunità».

Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un decreto circa le celebrazioni della settimana santa. Domenica delle palme al chiuso, niente lavanda dei piedi il giovedì santo, niente fedeli alla Via Crucis, niente battesimo alla veglia e comunque niente fedeli alla messa di Pasqua. Anche le processioni «potranno essere traferite in altri giorni convenienti, ad esempio il 14 e 15 settembre», si legge nel decreto. Insomma, una Pasqua «a porte chiuse» che sembra davvero presagire il lockdown totale.

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Commenti
Ritratto di anticalcio

anticalcio

Gio, 26/03/2020 - 10:15

che sia stata la cinese che ha schiaffeggiato?