Caccia alla poltrona tra i giallorossi. Ecco chi sgomita per un ministero

Partito il valzer delle ambizioni per ottenere un incarico: in pole Boschi, Marcucci e Delrio. Ma il dem Ceccanti frena sul rimpasto: "È improbabile che qualcuno si dimetta"

Caccia alla poltrona tra i giallorossi. Ecco chi sgomita per un ministero

In principio era la discontinuità. In nome di questo principio evocato all'inizio delle trattative per formare la coalizione giallorossa, Giuseppe Conte non avrebbe dovuto rimanere a Palazzo Chigi. Alla fine invece, l'avvocato del popolo la spunta e si decide di creare un minimo di cesura con l'ancora freschissimo passato gialloverde escludendo qualche ministro M5s che si era fatto notare anche troppo, vedi Danilo Toninelli, e tenere fuori dalla partita alcuni degli esponenti di punta del Pd.

Un'impostazione che contribuisce alle fibrillazioni di oggi. Alla base delle richieste di cambio di passo, di rimpasto, di allargamento della maggioranza ci sono di sicuro i tanti problemi del governo: la perdita di consenso, il protagonismo di Conte diventato eccessivo, i troppi flop degli ultimi mesi, le sfide di cui il Paese deve farsi carico. Ma c'è anche chi vede nell'agitazione del momento, le interviste a pioggia, le comparsate tv, le polemiche sui social, l'elemento umano: troppi big sono rimasti lontani dal potere vero troppo a lungo. E nei movimenti cui si assiste attorno alle poltrone ministeriali ballerine c'è chi vede i passi del più classico valzer dell'ambizione.

Se questo è vero, la prima a tornare a ballare con le stelle è Maria Elena Boschi, dopo Matteo Renzi il personaggio più in vista di Italia viva, uscita dall'ombra dell'eclissi in cui si era nascosta per mesi. L'attività sui social che si fa più vivace, l'intervista alla Stampa, il servizio di gossip su Chi, le ospitate da Lucia Annunziata e, soprattutto, quella da Lilli Gruber che ha infiammato i social: la conduttrice che si è scoperta paladina del femminismo ma ogni volta che incrocia la Boschi la butta sulle vicende sentimental-personali. Per metterla in difficoltà le chiede conto delle foto su Chi con il fidanzato senza mascherina, l'ex ministro risponde piccata e sui social si scatena la polemica. Al momento di attivismo di Maria Elena Boschi partecipa anche il fidanzato Giulio Berruti, il quale (a ragione) ricorda alla giornalista di La7 le regole del Dpcm. Dalle parti di Italia viva sminuiscono: Boschi è solo scesa in campo per dare man forte a Matteo Renzi che sta picconando Conte e il suo progetto di governo tecnico parallelo.

Di certo, in questa fase le eventuali aspirazioni sono più che coperte. Anzi: ufficialmente tutti negano non solo, e fin qui sarebbe ovvio, di essere pronti a rivendicare una poltrona di governo, ma anche di auspicare il rimpasto. Eppure è un discorso che resta all'ordine del giorno. I Cinque stelle dopo il voto sulla riforma del Mes appaiono ricompattati intorno a Conte e se c'è qualcuno in casa pentastellata che si dà da fare per farsi notare ora è a sostegno del governo, come Davide Crippa, sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico, uno dei dicasteri dati come a rischio di cambio alla guida. Eppure, nonostante il rinnovato sostegno dei grillini a Conte, Roberto Fico sente il bisogno di frenare eventuali ambizioni dicendo che di rimpasto non se ne parla.

Di certo è che nel Pd gli «stimoli» a Conte si sono fatti particolarmente intensi e che ci sono più esponenti di primo piano con potenziali ambizioni. L'unico davvero credibile quando dice di non ambire a posti di governo pare Nicola Zingaretti. Più attivi nelle polemiche appaiono i capigruppo in Parlamento Andrea Marcucci e Graziano Delrio. E Andrea Orlando pure si è cimentato in qualche polemica.

Ma sulla via del rimpasto gli ostacoli non mancano e c'è chi alla fine lo vede come una sorta di chimera. Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd, archivia la questione: «In Italia non esiste il potere di revocare un ministro e risulta piuttosto improbabile che qualcuno si dimetta spontaneamente anche se richiesto». Renzi alla fine qualcosa otterrà. Ma le poltrone di governo non sono sul piatto.

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