"Cambiamo decreti sicurezza". E il governo si spacca ancora

La maggioranza non tiene più nemmeno sull'unico tema che finora la univa: la guerra a Salvini e ai suoi provvedimenti

"Cambiamo decreti sicurezza". E il governo si spacca ancora

Non solo la prescrizione e in generale la riforma della giustizia. La maggioranza giallorossa vacilla pure sul tema portante che ne ha permesso la nascita: l'anti-salvinismo.

Dopo ben quasi tre ore di riunione, infatti, si è concluso con un sostanziale nulla di fatto il vertice di governo che doveva abolire i decreti più cari all'ex ministro dell'Interno, quelli su sicurezza e immigrazione. Fin dall'inizio il Partito democratico era arrivato a Palazzo Chigi chiedendone l'abolizione. Ma sulla questione non è stata raggiunta l'intesa. Si parla quindi di modifiche "profonde" dei provvedimenti messi a punto da Matteo Salvini.

"Abbiamo condiviso uno schema di lavoro, abbiamo deciso di dividere la parte più legata alla sicurezza e quella legata all'immigrazione e abbiamo riflettuto, con qualche accenno diverso ma assolutamente riconducibile all'unità, su quali possono essere gli interventi", ha assicurato il viceministro all'Interno, Matteo Mauri (Pd), sostenendo che non ci sono "distanze significative" tra le diverse anime del governo. Ma per trovare la quadra è necessario "un altro incontro".

Come cambiano i dl Sicurezza

A dividere - pare - sarebbero soprattutto gli accordi con la Libia e le multe alle ong. "Noi chiediamo che vengano eliminate", ha spiegato Gennaro Migliore (Iv), "Chi salva vite umane non può essere multato, mentre siamo più che d'accordo sull'assunto che i trafficanti di vite umane debbano essere duramente repressi".

Ma i 5Stelle - che quei decreti li hanno firmati e poi votati - svelano come al centro dello scontro ci siano anche i permessi umanitari: "Bisogna lavorarci, bisogna capire come modificarli perché su questo non c'è una convergenza di vedute totale", dice il grillino Giuseppe Brescia, "È sbagliato dire cancelliamo i decreti sicurezza tout court, non ha senso, perché ci sono tante norme che servono alle forze di polizia, che non riguardano l'immigrazione: su quello c'è tanto da lavorare e lo stiamo facendo".

Dal canto suo, il viceministro Mauri sottolinea come sia importante per il governo "intervenire anche più complessivamente sulla gestione dei flussi migratori". "Prima dei decreti la gestione non era perfetta, i decreti su alcuni aspetti - come l'integrazione - l'hanno peggiorata", sostiene, "Noi abbiamo l'obiettivo non tanto di cambiare questo o quello ma di offrire agli italiani una politica più efficiente sul tema immigrazione. Questo è il nostro obiettivo, questo è l'obiettivo del governo, questo è quello che faremo".

Il ritorno dello Sprar

Su una cosa invece sembra siano tutti d'accordo: il ritorno dello Sprar, il sistema di accoglienza smantellato da Salvini e di cui si era fatto paladino l'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. "È un punto fondamentale" , dice Brescia, "È stato cambiato con primo dl sicurezza e sta creando tensioni sociali sul territorio".

Salvini: aiutano mafiosi e spacciatori

"Chi dice di voler cancellare i decreti sicurezza, dimezza la potenza di fuoco dell'Agenzia antimafia", ha commentato in serata Matteo Salvini a Stasera Italia su Retequattro. "Cancellare i decreti sicurezza significa aiutare la mafia e gli spacciatori di droga", ha avvertito, "Ovviamente non si parla solo d'immigrazione, evidentemente chi vuole modificarli... non li ha letti bene. Nei decreti c'erano soldi per le telecamere nei comuni, più poteri ai sindaci, assunzioni di donne e uomini delle Forze dell'ordine, raddoppio dei fondi per Agenzia per beni confiscati alla mafia, tutele per agenti in servizio nelle piazze violente".