Apertura totale della Svizzera nella collaborazione giudiziaria con Roma per il rogo di Crans-Montana, che ha provocato 41 vittime, di cui sei italiane. Un piccolo colpo di scena contenuto in una mail inviata lunedì a piazzale Clodio dalla Procuratrice generale del Cantone Vallese, Beatrice Piloud. Una missiva con cui la magistrata elvetica rende nota la disponibilità per un nuovo incontro in Svizzera mettendo a disposizione dei pm italiani tutta l'attività istruttoria svolta sulla vicenda. A marzo, forse già nei primi giorni, il sostituto procuratore Stefano Opilio assieme agli agenti della squadra mobile della capitale andrà dunque a Sion per selezionare gli atti di indagine utili al procedimento aperto a piazzale Clodio in cui si ipotizzano i reati di disastro colposo e omicidio colposo.
Nella nuova missione, chi indaga stabilirà gli atti di interesse per il fascicolo romano ma spetterà sempre all'autorità svizzera dare il via libera all'invio. Una procedura complessa che richiederà, comunque, alcune settimane per fare arrivare i documenti in Italia. Si tratta di un deciso cambio di passo nell'esecuzione della rogatoria inviata in Svizzera nei primi giorni di gennaio. Un colpo di acceleratore che arriva a distanza di pochi giorni dall'incontro, avvenuto a Berna, tra gli inquirenti a cui hanno preso parte Piloud e il capo dei pm di Roma, Francesco Lo Voi e cui si è tentato di gettare le basi per una collaborazione "rafforzata" nell'indagine dei due uffici giudiziari.
Al momento il fascicolo aperto a piazzale Clodio resta contro ignoti. Nell'incartamento sono però già stati depositati i primi risultati delle autopsie svolte sulle vittime e l'informativa con le audizioni dei sopravvissuti.