
Dalla carestia alle sparizioni forzate, dalla mancata tregua agli sfollamenti, Israele torna sotto accusa per la gestione del conflitto a Gaza e cerca di contrastare la valanga di critiche che si abbattono sul governo Netanyahu. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam o Wfp, World Food Programme) ha avvertito giovedì che Gaza è "al punto di rottura" e ha chiesto di riattivare urgentemente i 200 punti di distribuzione alimentare della propria rete, per prevenire la diffusione di sacche di carestia. Al momento, nella Striscia, sono funzionanti solamente 4 punti di distribuzione del cibo affidati alla Gaza Humanitarian Foundation (la Ghf sostenuta da Usa e Israele), attorno ai quali si continua a registrare grande caos e dove sarebbero stati uccisi oltre mille palestinesi (19 solo ieri), secondo fonti non verificabili di Hamas. "Il troppo è troppo. Gaza è al punto di rottura. La disperazione sta aumentando vertiginosamente, e l'ho visto in prima persona", ha dichiarato la direttrice esecutiva del Pam, Cindy McCain, dopo aver incontrato a Gaza bambini palestinesi affamati, definiti "irriconoscibili" rispetto alle foto di qualche mese fa.
Il 22 agosto, il rapporto Ipc sostenuto dall'Onu ha dichiarato lo stato di carestia a Gaza. Ma Israele lo ha definito "inventato di sana pianta" e ne ha chiesto il ritiro. Nel frattempo, il governo ha lanciato su YouTube una campagna pubblicitaria in cui smentisce la crisi alimentare attraverso video in varie lingue e accusa "politici cinici e media di parte" di mentire. Le immagini, che si sostiene siano relative a luglio e agosto, mostrano mercati ricchi di frutta e verdura, bambini e adulti che si riforniscono di cibo senza problemi, banchi pieni di frutta secca, dolci, Coca-Cola e ogni possibile prodotto. Il messaggio, contenuto in circa 300 inserzioni finanziate dall'agenzia di comunicazione del governo israeliano (la Israeli Government Advertising Agency, anche nota come Lapam), afferma lapidario: "C'è cibo a Gaza. Qualsiasi altra affermazione è una bugia".
Eppure durissime critiche a Israele su questo e altri fronti si moltiplicano. Esperti Onu, inclusa Francesca Albanese, hanno denunciato di aver ricevuto segnalazioni di "sparizioni forzate" di palestinesi in cerca di cibo nei centri gestiti dalla Ghf. Tra loro ci sarebbe anche un bambino e l'esercito israeliano sarebbe "direttamente coinvolto" nelle sparizioni, un "crimine atroce" che gli esperti chiedono a Israele di fermare. La Ghf dichiara di non aver trovato prove, ma la denuncia alimenta lo scontro Onu-Israele. Oltre 500 membri del personale delle Nazioni Unite presso l'Alto Commissariato per i Diritti Umani (Ohchr) hanno chiesto di definire esplicitamente la guerra di Gaza come un genocidio. Ieri nella Striscia sono morte altre 50 persone almeno.
Il Medio Oriente tiene banco al Palazzo di Vetro. DIl Consiglio di Sicurezza ha votato ieri per il ritiro dei caschi blu dal Libano nel 2027 e un prolungamento fino a fine 2026, dopo 49 anni di servizio e dopo che gli Stati Uniti hanno più volte messo in dubbio l'efficacia della missione Unifil, a cui partecipano oltre mille italiani.
L'attacco a Gaza City intanto prosegue, mentre l'esercito israeliano effettua nuovi raid sulla capitale dello Yemen, Sanaa, con l'obiettivo di decimare i vertici degli estremisti Houthi. Il parroco della comunità latina, padre Romanelli, riferisce di attacchi a 700 metri dalla parrocchia di Gaza e definisce "immorale" e contro le "convenzioni internazionali" trasferire i palestinesi.
Il conflitto non si ferma, nonostante le proteste di migliaia di israeliani. Il ministro Ben Gvir sta cercando l'approvazione del Procuratore Generale per introdurre un divieto alle manifestazioni di strada come quelle che da 23 mesi chiedono un accordo per il ritorno degli ostaggi.