Elezioni politiche 2022

La campagna no vax non funziona: flop di Paragone

Il giornalista e il suo movimento anti-sistema non superano la soglia di sbarramento. Fallisce la retorica no euro e no pass di Italexit. Paragone incolpa l'astensionismo: "Speravamo in un'affluenza decisamente superiore"

La campagna no vax non funziona: flop di Paragone

No vax, no euro, no Ue, no Nato, no Fmi. E alla fine anche gli elettori hanno detto no. La retorica anti-sistema e anti-tutto non ha funzionato, né ha riscosso la fiducia dei cittadini. Così, alla luce dell'incontrovertibile verdetto delle urne, l'unica uscita imboccata da Italexit è stata quella dai giochi. E, di conseguenza, dalle chance di accedere al Parlamento. Il partito "corsaro" guidato da Gianluigi Paragone ha infatti racimolato solo l'1,9% delle preferenze, mancando così qualsiasi possibilità di ingresso dei palazzi che contano.

E pensare che, negli auspici dei suoi simpatizzanti, il movimento anti-sistema doveva essere la mina vagante di questa tornata elettorale, la sorpresa in grado di far tremare i partiti più strutturati e istituzionalizzati. Invece la soglia del 3% necessaria per contare davvero è stata clamorosamente mancata. Un dato rispetto al quale, già nella notte elettorale, lo stesso Gianluigi Paragone non aveva nascosto la propria delusione. "La nostra scommessa era di superare la soglia di sbarramento. Speravamo in un'affluenza decisamente superiore. Non credo sia un bene per la democrazia un'affluenza così bassa. C'è un Paese preoccupato che non trova nella proposta politica né una risposta né una spinta per andare al voto", aveva affermato il giornalista su La7 mentre ancora il dato del proprio partito doveva assestarsi.

"L'altissimo astensionismo è una spia rossa sul cruscotto della futura classe dirigente. Non mi sembra poi che il governo Draghi abbia portato granché fortuna alle forze che l’hanno sostenuto, che sono uscite quasi tutte piuttosto ammaccate", ha poi aggiunto l'ex conduttore televisivo ed ex senatore grillino, aggiungendo poi una valutazione polemica: "Qualcuno si fida di Forza Italia, qualcuno del Movimento Cinque Stelle che tatticamente è riuscito a mutare ancora una volta pelle attraverso Conte". Nelle intenzioni, infatti, Italexit avrebbe dovuto sottrarre consensi a forze populiste come i 5S ma l'operazione non è riuscita. La formula anti-sistema non ha funzionato.

Bocciati dagli elettori, dunque, i punti programmatici proposti dal partito di Paragone, tra i quali l'addio all'obbligo vaccinale a a ogni tipo di green pass, l'immediata uscita dall'eurozona e dal'Unione europea, lo stop all'invio di armi in Ucraina. Così a ricevere la tranvata sono stati anche i "volti noti" che il leader di partito aveva scelto come "candidature emblematiche" in grado di esprimere i valori di Italexit. Nelle liste elettorali del suddetto movimento c'erano infatti il portuale Stefano Puzzer, l'ex capo dei portuali triestini anti-green pass, l'ex vicequestore Nunzia Schilirò, il dottore Andrea Stramezzi (contrario alle linee governative sul Covid) e il medico dissenziente Giovanni Frajese.

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