Quando alle 3 del pomeriggio vengono diffusi i primi exit pool in cui il centrodestra potrebbe vincere al primo turno sia a Venezia sia a Reggio Calabria, al Nazareno, sede del Partito democratico, cala il silenzio. Nessuno nella cerchia stretta di Elly Schlein si sarebbe mai aspettato un risultato come quello del capoluogo del Veneto. Da settimane circolavano sondaggi assai speranzosi su Andrea Martella, alla quinta legislatura tra Camera e Senato, dirigente di peso a via Sant'Andrea delle Fratte. Sembrava essere lui il Salvatore della Laguna, dopo undici anni di dominio del centrodestra con Luigi Brugnaro e a maggior ragione dopo les affaire Biennale e Fenice. Minuto dopo minuto il dato di Venezia si consolida.
E così in un amen riemergono i malumori nei confronti di una gestione della segreteria che da giorni era già proiettata sull'ipotesi di vittoria alle politiche del 2027. "La devono smettere di pensare già alla ripartizione dei ministeri. Vogliono capirlo che un conto è l'onda referendaria, altro le elezioni", sbuffa un altissimo dirigente. La tesi di chi mette in discussione la postura fin qui tenuta da Elly Schlein e dagli altri azionisti del campo è la seguente: "Devono fare politica e costruire una coalizione credibile".
La sconfitta di Venezia al primo turno con un candidato ritenuto forte, perché espressione della nomenclatura del Nazareno, segna un prima e un dopo nel cosiddetto centrosinistra. Perché secondo diversi esponenti del partito e della coalizione sarebbe stato un errore puntare su un profilo come Martella che frequenta le stanze di Palazzo Madama, in quanto senatore, ed è stato sottosegretario all'Editoria del secondo governo Conte, e che dunque a parer di tanti ha più una connotazione romana che locale. In questo clima gli eterodossi del Pd non si stupiscono.
C'è chi scherza in Transatlantico e la mette così: "Cercate Elly..". Ed "Elly" non c'è, sparita dai radar. Non si comprende se dirà qualcosa entro sera o se lascerà la parola al responsabile dell'organizzazione, Igor Taruffi. Non è un caso che a un certo punto si palesi proprio Taruffi davanti ai microfoni del Tg2 per far sapere all'esterno che di fatto non è cambiato nulla: "Noi continuiamo a ritenere che la partita per le elezioni politiche del prossimo anno sia aperta, lo abbiamo detto dopo le regionali, lo abbiamo detto dopo il referendum, lo continuiamo a dire oggi. I conti dovremo farli alla fine. Prima di dichiarare vittoria o di fare proiezioni nazionali aspettiamo di vedere i risultati dei 18 comuni: il centrodestra ne governava cinque, il centrosinistra otto, vediamo alla fine quali saranno i risultati". Non c'è solo Venezia a far tremare il Nazareno e l'intera coalizione di centrosinistra. Non bastano le vittorie di Prato e Pistoia che fanno esultare i riformisti con Matteo Biffoni (Prato) e gli schleniani con Giovanni Capecchi (Pistoia).
L'altro dato di giornata che innesca preoccupazione in orbita centrosinistra è rappresentato dal Mezzogiorno d'Italia, laddove da tempo si sostiene che il campo largo possa sbancare al botteghino dei collegi uninominali. Ed è qui che si registra un grande paradosso: al sud stravincono solo i cacicchi: Vincenzo De Luca ottiene oltre il 50% dei consensi a Salerno e Vladimiro Crisafulli, storico parlamentare che ha attraversato Pds-Ds-Pd, che sfiora il 60% a Enna. In entrambi il Pd non ha presentato la lista, perché considerate figure ingombranti dallo stato maggiore del Nazareno. Con un dettaglio: il segretario regionale del Pd in Campania è proprio il figlio dello Sceriffo De Luca. "È stata una botta per Elly" confidano dai piani di Sant'Andrea delle Fratta.
Corroborata da un ulteriore campanello d'allarme che arriva da Reggio Calabria, sconfitta sonora anche da queste parti, centrosinistra con Domenico Battaglia fermo al 22,3%.
Ragion per cui Paola Taverna, vicepresidente vicario del M5s, e dunque alleata del Partito Democratico di Elly Schlein, ammette: "Questa tornata elettorale offre risultati in chiaroscuro: alcuni risultati ci rallegrano altri non ci soddisfano".