Andrea Orlando,57 anni, ex Pci, tra i fondatori del Pd del quale è stato vicesegretario, ex ministro della giustizia, del lavoro e dell'ambiente, parlamentare da molti anni, è considerato il capocorrente dell'area socialdemocratica.
Onorevole Orlando, il risultato del referendum ha cambiato i rapporti di forza tra destra e sinistra?
"Indubbiamente sì. Per due ragioni: innanzitutto perché è la prima vera sconfitta che la destra registra in Europa da diversi anni. E poi perché quella che è stata bocciata dagli elettori è la riforma alla quale si era aggrappata gran parte delle ambizioni riformistiche della coalizione di governo. Franata questa, resta molto poco sul tavolo del centrodestra".
Non c'è il rischio di un'eccessiva euforia a sinistra?
"Assolutamente sì. Proprio perché è importante, questo risultato va interpretato bene. La vittoria non è del centrosinistra".
È stato un voto contro la Meloni?
"In parte sì. Ma soprattutto è stato la vittoria della Costituzione. È scattato qualcosa che ha fatto sospettare una parte degli elettori che si volesse colpire la Costituzione. Ed è entrato un riflesso condizionato di difesa. Gli elettori si sono detti: sotto questo tetto costituzionale stiamo bene, non facciamo salti nel buio".
Il campo largo ha la possibilità di vincere le prossime elezioni?
"Sì, assolutamente. Ma l'aveva anche a prescindere da questo risultato. L'importante ora è interpretare bene il voto del referendum e non farsi prendere dalla boria di partito".
C'è questo rischio?
"Alcuni segnali non sono stati di corretta interpretazione del voto da parte del campo largo".
C'è un problema di leadership. Ci saranno le primarie? Lei che idea si è fatta: Schlein, Conte o una mediazione su un nome che piaccia a tutti?
"Ho fatto una settantina di iniziative politiche, addirittura prima dell'avvio della campagna del referendum. All'inizio partecipavano solo il ceto politico e gli addetti ai lavori. Poi via via sono diventate iniziative di popolo, anche autorganizzate. Se noi pensiamo a un meccanismo che regoli essenzialmente il problema della leadership, e che cali dall'alto un programma, tradiamo la spinta dal basso che viene dal risultato del referendum".
Questo è chiaro, ma...
"No, non credo che sia tanto chiaro nel centrosinistra".
Però insisto: Schlein, Conte o mediazione?
"Penso che tutte le ipotesi siano sul tavolo. Naturale sarebbe che a guidare la coalizione fosse il leader del partito che ha ripetutamente dimostrato di essere la forza trainante e principale nella coalizione. Se questa idea non fosse pacifica, discutiamo di quali possano essere altre forme per decidere".
La legge elettorale resterà questa o andrà cambiata?
"Parere personale: non si cambiano le leggi elettorali quando le legislature sono ai titoli di coda".
Mi definisca Trump.
"Le cito Pasolini: il potere assoluto che diventa anarchico".
Non le pare che la Meloni in politica estera si stia muovendo con saggezza?
"Sicuramente con cautela. Però sulla base di una previsione sbagliata, che è stata peraltro la previsione della destra europea: che Trump potesse essere ricondotto a ragione. Sulla base di questa idea Meloni ha scommesso sulla possibilità di fare lei da ponte tra l'Europa e Trump. Adesso che le sponde si sono allontanate il ponte non regge".
Parliamo di programmi: c'è un problema per l'Ucraina. Il Pd è per armare l'Ucraina, i 5 Stelle no.
"Vedo che la destra gestisce bene un conflitto più significativo. Pensi a cosa dice la Lega di Zelenski".
Quindi il campo largo si può ricucire?
"Più che campo largo lo chiamerei Alleanza costituzionale. I suoi presupposti nascono quando Conte fa votare la prima commissione Von der Leyen".
Nel programma di questa alleanza ci saranno salario minimo e patrimoniale?
"Salario minimo sicuramente. La patrimoniale non la vedo all'orizzonte".
Nel Pd c'è una fronda? È vero che i "vecchi" tramano contro Elly Schlein?
"Vedo posizioni differenziate. Prodi avanza a viso aperto molte critiche alla Schlein. Bersani e D'Alema non mi pare".
Il Pd è un partito radicalmente di sinistra o riformista?
"Non riesco a vedere la prospettiva di un serio riformismo che non parta da presupposti radicali. Se vent'anni fa ci si poteva dividere tra chi voleva cambiare il sistema e chi voleva aggiustarlo, ora la possibilità di aggiustare è finita in soffitta. O si fa un cambio radicale o le riforme non ci sono. Noi per la prima volta ci troviamo di fronte a un conflitto tra questa forma di capitalismo e la democrazia. Dobbiamo prenderne atto".
Lei ricorderà la sua visita in carcere all'anarchico Alfredo Cospito. Si disse che la vostra era una presa di posizione contro il 41 bis.
"Non è vero. Subito dopo quella visita rilasciai una intervista nella quale dicevo che si poteva discutere se Cospito dovesse andare o no al 41 bis, ma che il 41 bis era uno strumento al quale non si poteva rinunciare. Altrimenti non ne avrei firmati centinaia da ministro".
I cattolici e i moderati nel Pd sembrano sempre sul punto di andarsene.
"Moderati e cattolici dopo il papato di Francesco non coincidono. Gran parte dei cattolici non è affatto moderata. Nel Pd ci sono state molte forme di sofferenza. Ma ormai tutti sanno che fuori del Pd si soffre di più".
Come lo legge l'incontro di Conte a pranzo con l'amico di Trump?
"Fuor d'opera. Il campo progressita dovrebbe dare un segnale di una certa alterità rispetto agli usa di Trump".
Riconosce a questo governo qualcosa di buono?
"Mi sono piaciute alcune intenzioni. Ne cito due. Una è quella di non dare agli americani la base di Sigonella; l'altra è quella di mettere una tassa sugli extraprofitti. Purtroppo sono rimaste intenzioni".
Cosa c'è nel suo futuro: ritorno a via Arenula?
"Oh, no. Quando uno esce da quel ministero la prudenza consiglia di non tornarci".