Caos guanti: inutili e dannosi. Ed è allarme anti-influenzali

L'Oms boccia le protezioni alle mani. Il vaccino "classico" consigliato a over 60 e under 6: "Non ne avremo abbastanza"

Caos guanti: inutili e dannosi. Ed è allarme anti-influenzali

Quasi non fanno più notizia i numeri di Covid snocciolati da tv e giornali. La gente è concentrata sulle vacanze o sui fastidiosi guanti obbligatori in tram o al super, ora bocciati dall'Oms (che ha promosso, in ritardo, le mascherine). Il motivo? Il loro uso può «aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare all'auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso».

L'Ambiente ringrazia e anche i supermercati che, d'ora in poi, metteranno a disposizione dei clienti solo i distributori di gel igienizzante per le mani all'ingresso e all'uscita. Un dettaglio in più per un ritorno alla normalità ancora lontano: in autunno quasi tutti scommettono sulla seconda ondata epidemica. Che potrebbe arrivare, dicono i più pessimisti, nel periodo in cui sbarca anche l'influenza. E sarebbe un bel pasticcio. Meglio prevenire. L'hanno detto anche i ricercatori di Hong Kong con uno studio su Lancet, in cui spiegano che il vaccino contro l'influenza potrebbe addirittura proteggere da Covid 19. Ecco perché quest'anno ci sarà la corsa ad accaparrarsi un vaccino per l'influenza. Sempre che ci siano le dosi per tutti quelli che non vogliono rischiare di passare dall'influenza al Covid o di subire l'attacco di tutti e due in virus contemporaneamente. Ma in Italia siamo pronti per sostenere le nuove raccomandazioni del ministero di Sanità che aggiunge alle categorie a rischio, i sanitari, gli over 60 e bambini fino ai sei anni? I bandi di gara per l'acquisto delle dosi sono stati fatti dalle regioni? «Siamo in ritardo spiega il virologo Andrea Crisanti - le dosi dovevano essere prenotate già mesi fa - e in Italia ne servirebbero per lo meno 20 milioni».

E in effetti il ritardo sembra cronico. Ad oggi, su venti regioni, solo sette hanno chiuso le gare d'appalto per l'acquisto delle dosi: Sicilia, Puglia, Toscana, Campania, Marche, Umbria, Bolzano. Non hanno ancora pubblicato neppure la gara l'Abruzzo, il Molise e la Basilicata. Le altre regioni, invece, sono a bando aperto. Una per tutte, la Lombardia. La prima gara non è andata a buon fine e la seconda dovrebbe concludersi questa settimana. «Contiamo di acquistare due milioni di dosi, rispetto al milione e duecentomila dell'anno scorso spiega il direttore si Ats Milano Vittorio Demicheli ma temo che non ce ne saranno abbastanza per tutti, si è allargata moltissimo la platea di chi dovrebbe vaccinarsi». La regione più colpita dal Covid, dunque, è già in affanno. In compagnia di molte altre, a dire il vero, anche quelle più virtuose. Che non hanno ancora immagazzinato le preziose fiale. Mentre sul mercato si è già scatenata la concorrenza. Nei paesi del Nord Europa la programmazione della campagna vaccinale è stata fatta in pieno inverno e Francia, Germania e Spagna, in pieno lockdown, hanno contattato le aziende leader produttrici di vaccini per capire quando e come acquistare. Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur Italia, azienda leader in campo vaccinale, già a metà aprile aveva dichiarato: «Il nostro Paese è in forte ritardo». E alla fine dello stesso mese anche Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, segnalava «una corsa internazionale, un accaparramento ai vaccini per l'influenza» che rischia «di provocare una carenza». Anche ieri il presidente ha incalzato ancora gli enti locali: «Ora che il ministero ha dato le indicazioni precise su chi deve vaccinarsi le regioni che mancano all'appello devono correre. Non possiamo aspettare di più perché dobbiamo partire con le produzioni, che richiedono mesi».

Ma molte regioni non hanno definito il loro piano d'azione. C'è solo la consapevolezza di una maggiore necessità di materia prima. E se l'anno scorso si erano spesi in gare pubbliche per l'antinfluenzale circa 11,8 milioni, quest'anno si stima che la cifra salga a 16,9. Una crescita del 49%. Sempre che il mercato sia in grado di soddisfare le richieste delle nostre regioni.

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