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Caos Hormuz, da Russia e Cina veto alla risoluzione per riaprirlo

I due colossi si mettono di traverso all'Onu. La rabbia degli Usa: "Hanno scelto il partner sbagliato"

Caos Hormuz, da Russia e Cina veto alla risoluzione per riaprirlo
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Tra un missile, una bomba e una minaccia, uno degli elementi chiave del conflitto rimane lo Stretto di Hormuz, vitale per l'economia mondiale e sotto strettissima attenzione globale. Ieri all'Onu è stata respinta, da Russia e Cina che hanno posto il veto, la risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiedeva la riapertura immediata del passaggio. Il testo proposto dal Bahrein e sostenuto anche dagli Stati Uniti è partito subito in salita anche perché spingeva gli Usa a coordinare gli sforzi per proteggere la navigazione commerciale nell'area. Una bocciatura prevista ma che di certo non rasserena gli animi in un momento delicatissimo.

Il Rappresentante permanente degli Stati Uniti all'Onu Mike Waltz spiega che "lo Stretto di Hormuz è di importanza troppo vitale per il mondo per essere usato come ostaggio, per essere soffocato, reso un'arma, da un qualsiasi Stato", sottolineando che la versione respinta al Palazzo di Vetro era già "edulcorata", in quanto si negava l'autorizzazione all'uso della forza e ad azioni navali per la liberazione dello Stretto. "Da tempo sappiamo che questi Paesi sono capaci di atti di ostruzionismo ma il voto non impedisce agli Stati Uniti di proseguire la loro campagna militare contro l'Iran". Poi la critica ai chi si è messo di traverso. "Russia e Cina avrebbero potuto scegliere partner migliori. Avrebbero potuto stare dalla parte dei nostri alleati del Golfo, ma invece la Russia ha preferito essere un fornitore di equipaggiamenti militari critici dell'Iran. Il mondo sa ora con precisione chi alla stabilità preferisce l'ostruzionismo", ha detto, ampliando di fatto la frattura in essere tra Washington e l'asse che in qualche modo sostiene Teheran.

Critico anche il ministro degli Esteri del Bahrain, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, che aveva promosso la risoluzione. "Il Consiglio non è riuscito ad assumersi le proprie responsabilità in relazione a una condotta illegale che richiede senza indugi un'azione decisa", sottolineando che la risoluzione chiedeva anche di tenere "debito conto dei diritti e delle libertà di navigazione degli Stati terzi, al fine di garantire un passaggio senza ostacoli e senza impedimenti attraverso lo Stretto".

Eppure lo Stretto, dove a regime transita il 20% del greggio e del gas naturale liquefatto mondiale, non è del tutto chiuso. Dall'inizio del conflitto sono transitate circa 150 navi, un'inezia se si considera che sono di norma più di 3mila le navi cisterna che lo attraversano ogni mese. Circa un terzo delle navi passate in queste settimane sono legate a Teheran, almeno 11 invece erano legate alla Cina (e tutto torna, anche nel voto all'Onu).

Si tratta però di deroghe concesse agli amici o ai non belligeranti e limitate ad alcune imbarcazioni, con l'Iran che sta cercando di stringere accordi separati con diversi Paesi per sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Ulteriore dimostrazione di quanto a regnare sia solo e soltanto il caos. Anche a Hormuz.

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