Capriccioso e machista, chi è il virus

Un cyber clandestino che odia la luce e se la prende con i deboli

Capriccioso e machista, chi è il virus

È relativamente giovane, perché ha un aspetto nuovo ma un'anima vecchia e banale. È nato a Wuhan, in Cina (ufficialmente il 31 dicembre 2019), ma non ha morbidi lineamenti orientali bensì una faccia piena di punte e spigoli. Viaggia clandestino come clandestino è nato. In un laboratorio, tra provette sterili e ampolle infette, perché la natura non lo avrebbe mai creato così diabolico, subdolo, letale: un virus puerile, incrociato ad altri più grandi e potenti di lui. Un maleficio che persino il diavolo ha lasciato a metà, ci voleva l'uomo per renderlo peggiore, completandolo. E lo ha fatto. Un «virus senza qualità» lo ha definito Michel Houellebecq citando L'uomo senza qualità di Robert Musil. Si chiama Covid 19 e nasce dal ceppo del coronavirus. Detesta il Natale che è quando ha iniziato ad andarsene in giro per il mondo, salendo sugli aerei e sulle navi senza biglietto, strisciando tra la neve, nei condotti degli impianti di areazione, approfittando delle strette di mani e degli abbracci, insinuandosi nei polmoni e nel sangue, danzando lento per propagarsi, obliquo e strisciante, per fortificarsi via via, silente e camuffato da influenza o polmonite. Ha un'andatura capricciosa, colpisce certe zone, ne trascura altre, per questo la comunità scientifica non riesce ad imbrigliarlo, rifugge il caldo e la luce, ma se è il caso si fa coraggio e prolifera anche lì. È sessista e misogino perciò non ama inocularsi nelle donne anche se sembra sia maschio e questo è strano, perché si sa: o si è maschi, o si è maschilisti. Sta alla larga anche dai bambini, creature troppo piene di vita per i suoi gusti, ma se proprio si stagliano sul suo cammino, passa sopra anche a loro. Lui e le sue tentacolari conseguenze, strisciano più volentieri nel ventre debole della società: malati e anziani sono i corpi prediletti da aggredire ma scava anche carni giovani e sane ed è lì che raggiunge la sua eroica miseria. Si infila nella gola, salta dentro il naso, ti fa tossire, fa impennare la temperatura, si mette a cuccia nei polmoni e lì sonnecchia e lavora, arriva fino ai reni, li occupa e li squarcia, toglie il respiro, le forze e ti fa morire solo. Inizia il suo assedio e prende in ostaggio, sigilla tutti tra le proprie mura, cancella stagioni, affetti, effusioni, posti di lavoro. Azzera la socialità, chiude le scuole, desertifica le metropoli, annienta le economie, disarma la ragione. Ci rende digitali e spazza via chi non sta al passo, riduce in miseria, congela la vita. Ci sbatte in coda, cancella i luoghi e dilata i giorni. Mette in ginocchio Paesi fa deragliare amministrazioni, mostra il fianco debole, diffonde panico, scarica dolore e tormento, infetta, fa scendere presto le ombre chiudendo gli scurini in faccia al cielo. Curva lo spazio e il tempo. Estranea, ci fa sentire banditi da noi stessi mentre disinfettiamo e strofiniamo perché lui davanti agli antisettici arretra, frena, s'impenna e cambia strada. Scavalca i confini ma alza muri dietro di sé: diffidenza, paura, accuse e liti. Chiude le nazioni, cancella voli, blocca merci, interrompe collegamenti e collaborazioni. Rende orfani e vedovi, spinge a far mal sopportare e abbandonare gli animali di casa. Ti imbavaglia, ti uniforma, ti fa sparire. Trivella la psiche e non se ne va. Non toglie il disturbo e anche quando se ne sarà andato, non possiamo sapere se farà ritorno. E quando e come e questa volta con quale faccia. È un mostro che ha reso il mondo il suo hospice.

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