Caso chiuso. Accesso consentito alle autorità religiose al Santo Sepolcro per le celebrazioni della Settimana Santa. L'affaire Pizzaballa e Ielpo si chiude nel giro di 24 ore, dopo il divieto di ingresso al Patriarca Latino di Gerusalemme e al custode di Terra Santa al luogo santo della Città Vecchia imposto dalla polizia israeliana. È stato in primis il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, domenica notte, a dichiarare di aver dato istruzione alle autorità di garantire al cardinale Pierbattista Pizzaballa un accesso "pieno e immediato" al Santo Sepolcro.
Il premier aveva spiegato che il divieto era stato deciso per "garantire la sicurezza" del Patriarca. Ieri mattina è arrivata la conferma dello stesso patriarcato che, in una nota, aveva dichiarato che "le questioni relative alla Settimana Santa e alle celebrazioni pasquali" al Santo Sepolcro erano state "affrontate e risolte". Obiettivo raggiunto: "Garantito l'accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le liturgie e le cerimonie e preservare le antiche tradizioni pasquali". Restano però le restrizioni sugli assembramenti pubblici (non più di 50 persone). Per questo le Chiese "garantiranno che le liturgie e le preghiere vengano trasmesse in streaming ai fedeli di Terra Santa e di tutto il mondo". Nella nota sia il Patriarcato che la Custodia di Terra Santa, anche per un gesto di distensione nelle relazioni con Israele, hanno espresso "sincera gratitudine" al presidente israeliano Isaac Herzog, per la sua "pronta attenzione e il suo prezioso intervento". Patriarcato e Custodia non mancano però di ricordare come "la fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni: ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri". Su questa linea, "salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso". Infine l'auspicio affinché si trovino "soluzioni adeguate" che "consentano di pregare nei luoghi di culto" e nei luoghi santi "di tutte le religioni". Anche la polizia israeliana, con un post su X, aveva riferito del "proficuo incontro"con cui è stato "definito un quadro di riferimento condiviso per le prossime cerimonie pasquali" che "si svolgeranno in forma simbolica e limitata". A commentare immediatamente gli "accordi raggiunti" è stato il presidente israeliano Herzog. "Accolgo con favore gli accordi raggiunti", sottolinea, ribadendo "l'impegno inderogabile dello Stato di Israele alla libertà di culto per tutte le religioni e l'importanza di mantenere lo status quo nei luoghi sacri di Gerusalemme". "Lieto che la questione sia stata risolta in modo rapido ed efficiente, preservando la libertà di culto e tutelando al contempo la vita umana", ha sottolineato anche l'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman. Ieri è stato anche convocato alla Farnesina l'ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled. Il governo italiano "ritiene assolutamente comprensibili e totalmente condivisibili le ragioni e le modalità di protesta che il cardinale Pizzaballa ha ritenuto di adottare; non ritiene che ulteriori commenti da parte di funzionari possano aiutare a far progredire il confronto", ha fatto sapere il ministero degli Esteri.
Sulla vicenda è intervenuto anche l'Osservatore Romano, plaudendo all'accordo raggiunto, mentre all'ex custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, è affidato un editoriale sull'importanza del Santo Sepolcro: "Per milioni di fedeli, il luogo dove Gesù fu crocifisso rappresenta l'asse attorno al quale ruota il mondo".