Il caro prezzo della libertà: ergastolano evade e poi muore

In fuga dagli arresti domiciliari, colto da infarto muore. Stava fuggendo dal carcere a vita ma si è accasciato sui gradini di un treno alla stazione di Verona. Inutili i soccorsi. Destino strano quello di Stefano Savasta, 55 anni: mandante ed esecutore dell'omicidio di un imprenditore, Stefano Cerri, suo rivale in amore, scomparso e ucciso nel dicembre del 2008 dopo un sequestro lampo. Carta d'identità falsa alla mano, patente vera e diecimila euro in tasca, dopo esser fuggito dalla propria abitazione di Sirmione, Savasta cerca di raggiungere la stazione di Bologna. Gli arresti domiciliari erano stati ottenuti un anno fa per motivi di salute, prima ancora della conferma in Cassazione nel 2013 dell'ergastolo inflitto a lui e ai suoi complici. Un provvedimento che aveva acceso polemiche: per molti Savasta non era malato. Il referto di morte è delle ore 12,42 di mercoledì: poche ore dopo e gli inquirenti scoprono la sua vera identità. È lui il latitante ricercato già dalla mattina, quando i carabinieri si presentano davanti la porta per i controlli di routine e, soprattutto, per notificargli la condanna definitiva. Evidentemente Savasta ne era già conoscenza.

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