La Casaleggio assume con le paghe dei parlamentari

Gli eletti verseranno 300 euro al mese per cinque anni. E guarda caso adesso cercano personale

La Casaleggio assume con le paghe dei parlamentari

Si dice sempre fatta la legge trovato l'inganno. E la Casaleggio Associati Srl in questo genere di cose è professionista del settore. Nel loro caso di potrebbe dire fatti i parlamentari, trovati i soldi per pagare i posti di lavoro. Come scrive il sito Lettera 43, su Linkedin è apparso uno strano annuncio di assunzione da parte della Casaleggio Associati di un «Consulente digital strategy (freelance o fulltime». Ciò non farebbe scalpore se non fosse che l'azienda in questione ha il potere di determinare, con un voto online, quale sia il candidato premier del principale partito italiano.

Diciamo che sarebbe anche tutto abbastanza normale dato che la truppa degli eletti del M5s è più che raddoppiata con le ultime elezioni e, quindi, c'è bisogno di più personale per i gruppi parlamentari. Per questo la Casaleggio Associati, che è la ditta che tutto vede e a tutto provvede per i grillini, ha lanciato la campagna assunzioni per lo staff di Camera e Senato del Movimento 5 stelle. Quel che insospettisce è il contratto che l'azienda ha fatto sottoscrivere a tutti i 333 eletti, il quale prevede il versamento di 300 euro al mese in favore della piattaforma Rousseau per cinque anni, la durata della legislatura. In altre parole, gli stipendi dei neo assunti della Casaleggio li pagheranno con gli stipendi dei parlamentari. Ovvero coi nostri soldi. Ammesso che, visto come è andata la storia dei rimborsi, gli eletti non si dimentichino di versare l'obolo.

L'unico socio di Rousseau, detentore dell'omonima piattaforma di democrazia diretta, è lo stesso titolare della Casaleggio Associati, ossia Davide Casaleggio che con questo giochino che si è inventato intascherà 99.900 euro al mese dai grillini eletti per gestire, come da lui sostenuto, le spese per la democrazia diretta. Una democrazia diretta passata, d'improvviso, da costo zero a quasi 100mila euro al mese, e la candidatura di ogni eletto da «gratis» a «18mila euro in 5 anni». È vero che gli altri partiti chiedono una cifra anche maggiore ai propri parlamentari, ma è anche vero che quei soldi vanno al partito, non ad un'azienda privata. Per quanto possa essere immorale, pagare una quota del proprio stipendio al partito è ben diverso che dare soldi ad un'azienda privata sulla quale l'eletto non ha alcun controllo mentre, al contrario, quell'impresa ha un controllo pressoché totale sull'eletto.

Strano anche che malgrado gli attacchi hacker dell'estate scorsa e la relativa relazione del Garante della Privacy, che aveva bocciato le norme di sicurezza per la conservazione dei dati degli utenti, Casaleggio non abbia voluto assumere un esperto di sicurezza in sistemi informatici, bensì un «consulente di strategia digitale», che serve solo per incrementare il traffico e l'utenza dei clienti della Casaleggio, tradotto, per fare più soldi. Soldi che servono anche per gestire il blog di Grillo. Sicuramente con 99.900 euro mensili, cioè 5 milioni 994mila euro in cinque anni, Casaleggio potrà permettersi molti dipendenti. E visto che non è nemmeno in politica, non è nemmeno obbligato a metterci la faccia.

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