Le case davvero a sua insaputa, assolto Scajola

Coinvolto in 18 processi, per l'ex ministro è il diciassettesimo proscioglimento: «Un calvario»

Le case davvero a sua insaputa, assolto Scajola

Roma Assolto, e non a sua insaputa. Dopo essere uscito indenne dal processo per la casa al Colosseo (assolto in primo grado, prescrizione in appello), Claudio Scajola viene assolto «perché il fatto non sussiste» anche dal reato di finanziamento illecito a singolo parlamentare. Era sotto processo per i lavori di ristrutturazione a Villa Ninina, la residenza di famiglia, a Imperia. Per l'ex ministro dell'Interno, come ricorda il suo legale, Elisabetta Busuito, è «il dodicesimo proscioglimento» incassato. Eppure proprio le magagne giudiziarie hanno fatto inciampare la carriera politica dell'ex big azzurro, costretto a dimettersi da ministro dello Sviluppo all'epoca dell'inchiesta sui grandi eventi e poi coinvolto in altre indagini e procedimenti, tra cui quello andato in archivio ieri e, ancora in piedi, il processo per il presunto ruolo nell'aiutare Amedeo Matacena a sfuggire all'arresto.

Ora che potrebbe togliersi qualche sassolino dalle scarpe, Scajola sembra invece aver voglia di tirare un attimo il fiato. «Sono stati giorni difficili - ha spiegato ieri dopo aver incassato l'assoluzione - e ieri notte mi sono riletto tutte le pagine di giornale che sono state scritte su di me in questi anni. Adesso mi prendo un giorno di relax. Domani parlerò io». A oggi, dunque. Quando l'ex ministro parlerà, e forse non solo per rivendicare il suo «calvario» - come lo chiama il avvocato, invitando al «rispetto» - ma anche per annunciare la sua candidatura a sindaco di Imperia, un modo per rimettere in moto una carriera politica che aveva toccato livelli alti. Fino al vertice del Viminale, per poi arrivare a dimettersi da ministro dell'Interno dopo alcune dichiarazioni su Marco Biagi. E poi ancora ministro allo Sviluppo Economico, quando la questione della «casa a sua insaputa», diventata una sorta di barzelletta virale, lo costrinse ancora a dimettersi, anche se poi il giudice di primo grado confermò che Scajola era «inconsapevole» dell'aiuto economico dato dall'imprenditore Anemone nell'acquisto della casa del politico con vista sul Colosseo.

Nel processo andato ieri a sentenza, pure il pm, in aula, aveva chiesto l'assoluzione, dopo che per anni la procura aveva invece sostenuto che i pagamenti effettuati per la ristrutturazione sarebbero stati inferiori al valore effettivo dei lavori, ottenendo anche il rinvio a giudizio del politico. Poi la stessa perizia ordinata dal pm aveva smontato l'accusa, e così insieme a Scajola è stato assolto dal giudice Caterina Lungaro pure il titolare della ditta che si occupò della ristrutturazione a Villa Ninina, Ernesto Vento.

«Assolto in 17 processi su 18, tutto quello che è accaduto non sarebbe dovuto

succedere», sospira l'ex ministro. Mentre il suo legale, Busuito, va all'attacco: «Per Claudio Scajola si concludono otto anni da incubo, nei quali ha subito ogni genere di procedimento, risultando alla fine sempre innocente».

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