Il caso Diciotti è in procura Salvini: "Rischio 30 anni"

Il fascicolo approda a Palermo, in 15 giorni la decisione. La sfida del ministro: "Pensate che mi fermi? Mai"

Il caso Diciotti è in procura Salvini: "Rischio 30 anni"

L'inchiesta contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il suo capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, sul caso della nave Diciotti va avanti. Ieri il fascicolo delle indagini, aperto dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio, è stato inviato alla Procura di Palermo. I capi d'accusa contestati dai pm sono cinque: sequestro di persona a scopo di coazione, sequestro di persona, arresto illegale, abuso d'atti d'ufficio e omissione d'atti d'ufficio. Una sequela di reati per abbattere il ministro dell'Interno, ai quali si aggiungerà la costituzione di parte civile contro il Viminale da parte dei migranti sbarcati, grazie allo zelo di Patronaggio che considera «parti offese» gli stranieri che cercavano di entrare illegalmente nel nostro Paese. D'altronde, non dobbiamo essere sorpresi da certe iniziative della magistratura, ormai dovremmo essere abituati a vedere come il diritto sia carta straccia. Per molti giudici, per esempio, la proprietà privata non conta (principio marxista), tanto che negli ultimi due anni abbiamo assistito a sentenze che fanno accapponare la pelle, come quelle che hanno condannato le vittime di furti che hanno reagito uccidendo i ladri: oltre al carcere hanno dovuto risarcire le famiglie dei malviventi deceduti. Ma torniamo alla battaglia della procura di Agrigento contro Salvini. Dopo aver dato la caccia a tutti i possibili reati contestabili e contemplati dal Codice penale, Patronaggio ha scritto una relazione che accompagna il fascicolo d'indagine. Ora la palla passa a Palermo che dovrà valutare le carte e decidere, entro 15 giorni, se e quali reati contestati sono da archiviare o da trasmettere al Tribunale dei ministri.

«Cinquanta pagine di accuse nei miei confronti, cinque reati contestati (sequestro di persona!), 30 anni di carcere come pena massima. Voi pensate che io abbia paura e mi fermi? Mai», ha scritto Salvini sui social per commentare la notizia del trasferimento del suo fascicolo a Palermo. «So che in Italia ci sono tanti giudici liberi, onesti e imparziali, per me prima gli Italiani significa difendere sicurezza e confini, anche mettendosi in gioco personalmente. Di politici ladri, incapaci e codardi l'Italia ne ha avuti abbastanza. Contate su di me, io conto su di voi». Il ministro dell'Interno ha poi rincarato la dose durante un comizio in Veneto. «Non vedo l'ora di essere interrogato, sarò il primo indagato che ammette tutte le sue colpe, mi costituisco», ha detto. «Se mi chiederanno: Lei ha tenuto gli immigrati sulla barca perché voleva che l'Europa alzasse il sedere? Risponderò sì e lo rifarei».

Nel frattempo, crescono le iniziative pro Salvini. L'ultima è quella dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha denunciato il pm Patronaggio per attentato contro i diritti politici del cittadino e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti. Nell'esposto, presentato ieri alla Procura di Roma e che verrà inviato per competenza ai pm di Caltanissetta, Alemanno ha ricostruito la varie fasi della vicenda affermando che è «necessario e opportuno un intervento della magistratura per l'accertamento di eventuali comportamenti scorretti o illegittimi posti in essere dalla procura di Agrigento, comportamenti che potrebbero rendere concreto un conflitto, oggi solo potenziale». Nel provvedimento si ipotizzano altre fattispecie penali come l'usurpazione di funzioni pubbliche e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio.

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