Il caso Gkn, il nulla dello Stato e il trionfo dell'ipocrisia

Nel corso dei decenni abbiamo assistito alla "morte" di centinaia di imprese industriali italiane

Il caso Gkn, il nulla dello Stato e il trionfo dell'ipocrisia

Nel corso dei decenni abbiamo assistito alla «morte» di centinaia di imprese industriali italiane. All'abbandono dell'Italia quale sito produttivo da parte di moltissime realtà internazionali. Allo shopping industriale fatto dai grandi fondi internazionali e il destino delle imprese molte volte si è realizzato con la cessazione o esternalizzazione dell'attività.

Di fronte a tanti casi non vi è stata alcuna reazione delle parti sociali, nessuna ipotesi di legiferazione d'urgenza contro tali eventi. Nessun Esecutivo è sceso al fianco dei lavoratori e dei sindacati etichettando le imprese, denunciando l'assenza di «coscienza sociale», denunciando il volto cinico dell'unico interesse così perseguito, ossia il profitto. Come ha reagito lo Stato, il «sistema», in questi decenni di crisi? Si sono attivate le casse dello Stato per accompagnare i lavoratori alla pensione. Legiferando d'urgenza, accorciando i tempi per l'accesso alla pensione, intervenendo per coperture contributive figurative, utilizzando impropriamente gli ammortizzatori sociali. Poiché essi sono divenuti il «ponte» verso il trattamento pensionistico e non della riqualificazione nel mercato del lavoro.

Con GKN sembra che questo scenario sia cambiato. Personalmente sarei totalmente d'accordo su tale cambio di scenario, ma vediamo cosa rappresenta GKN dal punto di vista giuridico, sociale e sindacale. Nulla. Sembra un'espressione forte ma corrisponde alla realtà poiché quella «volontà» di cambiare scenario si inserisce nel «nulla» che è rappresentato dall'azione che lo Stato ha posto in essere affinché quello scenario potesse cambiare.

Questa totale assenza dello «Stato» ha fatto sì che si identificasse GKN come il diavolo. Insomma, è colpa dell'impresa se la sua decisione paradosso che tutti giudicano legittima (sic!) crea un «allarme sociale». Su GKN e per essa si immaginano procedure, obblighi, divieti di cessazione d'impresa. Ipotesi, però, che non hanno alcuna residenza nel nostro sistema giuridico.

Siamo al trionfo dell'ipocrisia! Nulla è accaduto in passato perché lo Stato ha messo in campo l'unica azione che era capace di gestire: la politica passiva. Ha scambiato la «pace» sociale con l'assistenzialismo passivo, cassa integrazione a pioggia, senza futuro. È come prendere un antidolorifico ma con la malattia sempre pronta a esplodere. Oggi lo Stato sembra non più in grado di offrire tali coperture e l'assenza delle «politiche attive» fa sì che non vi siano soluzioni immediate alle situazioni di crisi che stanno emergendo. Dov'è l'ipocrisia? È là dove qualcuno le istituzioni stesse rivendica nei confronti del privato mancanze che sono addebitabili unicamente allo Stato stesso. La libertà di impresa, anche di cessare l'attività, non è il problema. Il problema è l'assenza di qualsivoglia politica volta a mitigare gli effetti di una crisi in taluni casi inevitabile.

Nel nostro Paese abbiamo «apparentemente» tutti i diritti, ma ci stupiamo vengono esercitati e ciò perché lo Stato non ha creato i presupposti affinché questo avvenga senza che si creino danni a volte irreparabili. Nel caso GKN o pensiamo che l'imprenditore sia obbligato alla continuità imprenditoriale, oppure tutto ciò che è avvenuto in termini di aggressione mediatica e politica non ha alcun senso. In un Paese che si assume le proprie responsabilità senza scaricarle sul privato, la chiusura di un'impresa dovrebbe essere gestita attraverso le politiche attive volte a risolvere il tema sociale. In assenza di esse, ovviamente scatta la contestazione «sociale» giustificata! Ingiustificata, invece, la contestazione «politica» da parte delle Istituzioni per una situazione che hanno contribuito a creare e per la quale non si assumono alcuna responsabilità.

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