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La cautela dell'Italia. "È inaccettabile ma bisogna evitare guerre commerciali"

Tajani elude toni incendiari. Lupi: "Errore ma va rafforzata la risposta dell'Europa"

La cautela dell'Italia. "È inaccettabile ma bisogna evitare guerre commerciali"
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Un colpo diretto al cuore dell'industria europea. I dazi al 25 per cento annunciati da Donald Trump sulle automobili importate dall'Unione Europea segnano un nuovo punto di rottura nei rapporti transatlantici e riaprono il rischio concreto di una guerra commerciale che nessuno, almeno a parole, vuole davvero combattere.

La decisione della Casa Bianca, destinata a entrare in vigore tra 24 ore, il 4 maggio salvo rinvii, colpisce uno dei settori più strategici per l'economia europea, con ricadute particolarmente pesanti per Germania, Italia e Francia. Ma più che una mossa isolata, appare come l'ennesimo tassello di una strategia protezionistica che mette alla prova la capacità di risposta politica dell'Europa, in un momento cui la tensione transatlantica torna a salire in conseguenza del tiepido approccio avuto dai governi del Vecchio Continente rispetto alla guerra all'Iran.

In Italia, il dibattito si è acceso immediatamente. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scelto una linea pragmatica, evitando toni incendiari e puntando sul negoziato: le iniziative unilaterali americane sono "inaccettabili", ma "non ci sarà nessuna guerra commerciale" se si riuscirà a riportare Washington al rispetto degli accordi. Una posizione che riflette la necessità di difendere gli interessi economici senza compromettere i rapporti con un alleato chiave.

Sulla stessa linea, ma con un accento più politico, Maurizio Lupi invita a non cadere nella trappola dell'escalation: "I dazi sono sempre una risposta sbagliata e sono uno svantaggio per tutti. Ma le ultime parole di Trump sui dazi per le auto prodotte in Europa devono essere un ulteriore motivo per rafforzare l'Unione europea. Non dobbiamo arrivare ad una guerra commerciale, che danneggerebbe tutti, ma negoziare e mettere in campo gli strumenti opportuni, consapevoli della grande forza economica dell'Europa". Per il leader di Noi Moderati, insomma, la crisi rappresenta anche un'occasione per rafforzare la coesione europea.

Di segno opposto la reazione del leader di Azione Carlo Calenda, che propone una risposta immediata e speculare: "Alla minaccia di Trump di aumentare del 25% le tariffe su auto e camion bisogna rispondere facendo saltare l'accordo sui dazi e mettendo tariffe identiche a quelle americane". Una linea dura, motivata dalla necessità di proteggere un comparto già sotto pressione globale.

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, sottolinea invece l'impatto diretto sull'economia italiana: "Per l'Italia, che ha cinque miliardi di esportazione di auto verso gli Usa, sarebbe un colpo durissimo". Da qui la richiesta di interventi immediati a sostegno del settore e di una "risposta forte, unitaria" a livello europeo per convincere Trump a fermarsi.

Ancora più netta la posizione di Angelo Bonelli, che parla di "atto ostile" e invoca controdazi immediati, accompagnati da una revisione più ampia dei rapporti con gli Stati Uniti.

Il baricentro della risposta resta però a Bruxelles. La Commissione europea si è limitata finora a riservarsi "ogni possibilità di azione", lasciando aperto un ventaglio di opzioni che va dalle ritorsioni tariffarie al ricorso agli strumenti dell'Organizzazione mondiale del commercio, fino a una nuova iniziativa negoziale.

Il vero nodo è politico: trasformare il peso economico dell'Unione in una capacità di azione rapida e condivisa.

È qui che la linea di Tajani dialogo, gradualità, fermezza senza rottura si presenta come la più realistica e immediatamente percorribile. Perché la partita non si gioca solo sui dazi, ma sulla credibilità dell'Europa come attore globale.

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