Cautela quirinalizia: anche Draghi si scopre mediatore su manovra e Mps

La corsa al Colle condiziona il premier che non accelera. In vista della finanziaria vede Salvini, oggi i sindacati. Prudenza sul tema delicato della banca di Siena

Cautela quirinalizia: anche Draghi si scopre mediatore su manovra e Mps

Che Draghi non sia insensibile alla partita del Quirinale che si giocherà a metà gennaio è ormai evidente. Non solo perché le umane e legittime aspirazioni di ciascuno dicono che è altamente improbabile che quella che è la personalità italiana più stimata all'estero non guardi con interesse all'imminente corsa al Colle. Ma pure perché l'agenda di governo delle ultime settimane ha fatto registrare uno studiato cambio di passo. Resta il faro del «pragmatismo», certo. Quello a cui il premier si è più volte - in pubblico e in privato - appellato. Ma, questa è l'impressione di molti osservatori, oggi fa difetto l'inflessibilità dei mesi passati, mitigata da una propensione al negoziato che prima era solo incidentale. Un cambio di passo rispetto all'approccio granitico mostrato sulle riaperture o sulla delega fiscale. Con Draghi che nonostante Salvini tirasse il freno a mano è comunque andato dritto in Consiglio dei ministri. Nel primo caso, ad aprile, la Lega si astenne. Nel secondo, a inizio ottobre ma prima dei ballottaggi, disertò il Cdm. Due situazioni in cui l'ex Bce decise di andare avanti comunque.

Dopo il voto amministrativo e con l'avvicinarsi dell'appuntamento quirinalizio a cui mancano ormai meno di tre mesi - il Parlamento in seduta comune sarà convocato da Fico il 3 gennaio e il primo scrutinio si terrà tra il 14 e il 17 - a Palazzo Chigi sembrano però volersi muoversi con più circospezione, attenti a non favorire le divisioni della maggioranza e cauti nell'avventurarsi su terreni politicamente e socialmente esplosivi. Così, se all'esterno il messaggio che il governo vuole veicolare è quello di un'agenda che si muove a tambur battente - due Consigli dei ministri e una cabina di regia a settimana, fu il mantra del post amministrative - nei fatti sono arrivate le prime frenate.

Si è iniziato con la legge di Bilancio, che inizialmente qualcuno aveva immaginato approvata già lo scorso fine settimana in Consiglio dei ministri. Il percorso è invece più accidentato, tra Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Ieri, per dire, Draghi si è dovuto prestare all'incontro settimanale con Salvini per cercare di trovare una quadra e oggi incontrerà invece i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Se riuscirà nella mediazione e chiuderà sulla manivra già giovedì - con cabina di regia e, almeno, il preconsiglio - sarà un successo. D'altra parte, con buona pace dell'ex Bce che ovviamente non ha affatto gradito il ritardo, la sera del 19 ottobre siamo stati l'ultimo dei 19 Paesi dell'Eurozona a presentare il Dpb (atteso a Bruxelles entro il 15 del mese).

Così, anche su Mps il governo si è mosso con cautela. A Siena confidavano in un'azione più stringente di Palazzo Chigi. Ma, è evidente, per un premier che i critici additano come «l'uomo delle banche» la questione era più che delicata. Draghi, quindi, non ha ceduto al pressing di Unicredit per fare una sorta di spezzatino di Mps, con costi sociali altissimi visto che si ragiona su settemila esuberi. Però ha anche evitato di infilarsi in un ginepraio politico, un terreno delicatissimo ai limiti delle sabbie mobili. Nonostante da Siena, almeno fino a quindici giorni fa, confidassero in un contributo più stringente sia del premier che di via XX Settembre. Invece, tutto rinviato a data da destinarsi, certamente - con il via libera di Bruxelles - dopo che si sarà giocata la decisiva partita del Quirinale.

Non sono, insomma, i giorni dell'intransigenza. Perché la politica tutta si muove guardando all'appuntamento di gennaio. Anche a Palazzo Chigi, dove non a caso Draghi insiste affinché passi all'esterno il messaggio di un governo che ha ormai incardinato tutti i dossier chiave. Non solo il Pnrr e relative riforme, ma anche una manovra che è destinata a rimettere i conti in ordine. Così come le pensioni e l'emergenza covid, con l'immunità di gregge a un passo grazie a un piano vaccinale che ha già coperto l'85% della popolazione. Uno schema che punta ad arrivare a gennaio provando a scansare l'obiezione di chi insiste affinché l'ex Bce resti a Palazzo Chigi per completare il lavoro.

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