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La Cgil "scarica" il salario minimo e apre al governo

Landini & C. chiedono maggiori garanzie sui contratti ma non chiudono al dl Lavoro

La Cgil "scarica" il salario minimo e apre al governo
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La notizia potrebbe essere clamorosa. Ma, come dicono i colleghi che si occupano di calcio, prendiamola con le pinze. La Cgil potrebbe scaricare definitivamente la proposta del salario minimo e convergere sul "salario giusto", che è l'architrave del decreto Primo Maggio varato dal governo la scorsa settimana. Dalle audizioni di ieri sulla pdl di iniziativa popolare sul salario minimo, infatti, è emersa una nuova realtà.

Si tratta di una proposta di legge che le opposizioni hanno ripresentato dopo che il ddl delega della maggioranza (decaduto da una settimana) si sarebbe, a loro dire, risolto in un annacquamento del loro programma, cioè i famosi 9 euro lordi l'ora come paga base per tutti. La Cgil di Maurizio Landini ha sempre spalleggiato il tentativo di fissare per legge una retribuzione minima oraria, benché la contrattazione collettiva copra oltre il 90% degli ambiti lavorativi. Una convinzione così ferrea che il sindacato di Corso Italia ha abbandonato il tavolo ministeriale sul decreto Primo Maggio proprio per rivendicare l'irriducibilità del salario minimo. Un atteggiamento che ha lasciato di stucco non solo la Cisl, abituata a queste mattane, ma anche la Uil che, però, a quel tavolo è rimasta.

Ebbene, ieri si è manifestata questa svolta inattesa. Il "salario giusto" si fonda sul Tec (trattamento economico complessivo), ossia su tutte le voci che concorrono a formare la retribuzione, premesso che il contratto collettivo nazionale è la base di partenza. "Non tutti i contratti hanno definito cosa sta dentro il trattamento economico complessivo", ha dichiarato per la Cgil Manola Cavallini, "preoccupata dell'ingerenza di altre parti di salario che non sono contrattualmente definite in modo collettivo", come i superminimi. Secondo Cgil, quindi, la definizione di Tec "non è così semplice da individuare in una norma di legge" e sarebbe meglio riferirsi a un minimo salariale.

Sembra il contrario di ciò che vi abbiamo appena descritto, ma bisogna anche decifrare il linguaggio del sindacato di Corso Italia che è sempre un po' aulico. Il senso è: "Se si crea una cornice per fissare le retribuzioni minime, è tutto ok". Non a caso proprio ieri Maurizio Landini ha affermato che "salario minimo e salario giusto possono coesistere". La Cisl del segretario Fumarola non usa mezzi termini. "È indubbio che, dopo il decreto Primo Maggio, le parti sociali dovranno definire in maniera chiara cosa prevede il Tec", ha rimarcato ieri per Via Po Gianluca Bianco.

La relatrice Tiziana Nisini (Lega), per ora, non si scompone. "Mercoledì prossimo ci saranno le audizioni sul decreto e verificheremo le reali intenzioni della Cgil", dice. Anche se un po' di ottimismo traspare. "Valuteremo emendamenti per disciplinare il Tec", afferma il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon che intende giocare a carte scoperte.

L'intenzione è accelerare sul recupero dell'inflazione a partire dal giorno di scadenza dei contratti. Recuperare la Cgil su questo fronte, infatti, significherebbe togliere una delle poche armi economiche al campo largo. E non è poco.

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