Che fine hanno fatto Landini e Civati?

Il segretario della Fiom sembrava che dovesse far cadere Renzi con la sua "Coalizione sociale", mentre Civati, con "Possibile", ambiva a diventare l'Iglesias italiano. Entrambi sono desaparecidos

Che fine hanno fatto Landini e Civati?

“Una coalizione per organizzare la mobilitazione sociale, per opporsi a chi attacca i nostri diritti e la nostra dignità, per proporre e conquistare un’alternativa, per praticarla dal basso, ogni giorno, nei territori”. È questa la frase di presentazione della ‘coalizione sociale’ del segretario della Fiom, Maurizio Landini, nata il 6 giugno 2015 con l’obiettivo di creare una forza civica d’opposizione al governo, con l’aiuto di associazioni come l’Arci, Libera ed Emergency.

Da allora non se n’è quasi più sentito parlare, fatta eccezione per l’assemblea nazionale che si è svolta il 13 settembre 2015 a Roma e la manifestazione nazionale del 21 novembre, tenutasi sempre nella Capitale con gli operai Fiom che sventolavano la bandiera “Unions”. Spulciando i social si vede come il 2016 per la ‘coalizione sociale’ sia nato sotto i peggiori auspici. A commento del post che recitava “Nel 2015 siamo nati ed oggi siamo presenti in tante città italiane, il 2016 sarà un anno impegnativo che affronteremo con determinazione ed energie positive. Compagni buon 2016!”, un utente rispondeva: “francamente, ho partecipato a due assemblee pubbliche promesse dalla Coalizione Sociale, la prima a San Lazzaro (circolo Arci), la seconda a Bologna (cineteatro Galliera). Ho trovato una atmosfera assai dimessa, senza un minimo di entusiasmo ed in particolare negli interventi di esponenti Fiom. Posso certamente aver inteso male, ma ho trovato più voglia di Coalizione negli interventi Arci, Libera, Labas, Tpo ed in altre associazioni presenti. Sinceramente......se erano due assemblee atte a promuovere Coalizione Sociale nel bolognese....qui butta maluccio”.

Dopo Landini, un altro desaparecido della sinistra italiana è Pippo Civati. Il deputato monzese, dopo essere uscito dal Pd ha dato vita al movimento ‘Possibile’ che si richiama all’esperienza spagnola di Podemos ma che sembra sia avendo una sorte ben più sfortunata del partito iberico. In seguito aveva creato alla Camera un gruppo unico con gli ex grillini di Alternativa Libera che, però, non ha portato alla nascita di un partito unico. Se inizialmente si parlava di Civati come del candidato ideale della sinistra radicale milanese da opporre a quello del Pd, Giuseppe Sala, ora si fa fatica a rintracciare il simbolo di ‘Possibile’ nelle città che andranno al voto a giugno.

Dal movimento fanno sapere ‘Possibile’ si presenta col proprio simbolo solo a Sesto Fiorentino, Vittoria, Ravenna e Torino, dove appoggia la candidatura di Giorgio Aiuraudo. “Non ci interessava forzava la presenza del simbolo in ogni comuni ma costruire un progetto possibile cercando la massima unità a sinistra”, spiegano gli organizzatori del movimento che, comunque, ci tengono a sottolineare che esponenti di ‘Possibile’ sono presenti nelle altre grandi città all’interno di liste civiche o dentro le liste dei candidati sindaco, come nel caso di Napoli dove sostengono l’uscente Luigi De Magistris. A Milano, invece, appoggiano Basilio Rizzo, a Bologna il candidato civico Federico Martelloni, mentre a Roma hanno volutamente deciso di non partecipare alla competizione elettorale. Gli altri capoluoghi in cui si presentano sono Savona, Novara, Rimini, Pordenone, Latina, Caserta, Brindisi, Villacidro e Carbonia.

Peggio è andata ai colleghi ex Cinquestelle di Alternativa Libera che si presentano solo a Torino, Pordenone, Vittoria, Sesto Fiorentino, Anghiari, Montevarchi e in altri comuni della Toscana e dell’Abruzzo. Totalmente assenti nelle grandi città tranne in alcune municipalità di Napoli. In pochissime realtà gli ex grillini si presentano col proprio simbolo. Tutto segni di un flop annunciato per la sinistra a sinistra del Pd?

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