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Chiara, le foto senza pancia al nono mese: "Non si sentiva incinta"

I periti della difesa: "Negava la gravidanza per patologia". Rimodulata da 26 a 24 anni la condanna

Chiara, le foto senza pancia al nono mese: "Non si sentiva incinta"
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Chiara in abito di seta nero indossa una coroncina, ma non sorride. Soffierà poco dopo la torta dei suoi 22 anni. Era già stata mamma una volta, seppur per pochi minuti, prima di seppellire il primo figlio in giardino e, 12 giorni dopo quello scatto, avrebbe fatto lo stesso con il secondogenito. In altre date e foto di quel luglio 2024 appare così come dagli scatti pubblicati da Repubblica e Corriere - sorridente in short e maglietta. La stessa "uniforme" di ordinanza di tante ragazze della sua età. Soprattutto in estate, magari pochi giorni prima delle ferie. In fondo lei sarebbe partita per New York dopo poco. Ma prima avrebbe dato alla luce quel secondo figlio che non voleva.

Questo ha stabilito la Corte d'Assise di Parma con la sentenza di condanna a 24 anni e 3 mesi, rimodulata rispetto ai 26 richiesti dalla Procura per due omicidi volontari premeditati. La Corte, invece, non ha ritenuto di poterle attribuire anche l'altro omicidio, ma solo la soppressione di cadavere per quel primo bimbo nato a maggio 2023. La sentenza in città fa discutere. Molti si chiedano che senso abbia. La scienza, su quelle poche ossa ha potuto dire solo due cose: non si può dire con certezza se il bimbo sia nato vivo o morto, ma, la seconda, quel feto era almeno di 36 settimane. Questo significa che quel bimbo può essere al massimo "morto" durante il parto, non prima: Chiara non sarebbe in quel caso riuscita a fare tutto da sola. Ed inoltre Chiara non ha mai dimostrato di attendere quel figlio con gioia dato che aveva pure scavato una fossa ecco soppressione e premeditazione - e non preparato il corredino. Di opposto avviso i periti della difesa che continuano a puntare sulla Denial of pregnancy, una sindrome per cui Chiara, non vedendo nemmeno crescere la sua pancia, non fosse sicura di essere incinta e sentendosi sola, nonostante una relazione stabile col fidanzato, soprattutto nella seconda gravidanza, si sarebbe quasi attesa un gesto dall'esterno per dire: "Si, sei incinta". Distinguo legali e perizie fanno parte del processo. Resta l'idea che, chi ha anche un solo dubbio di essere incinta felice o meno di scoprirlo - con qualcuno si confida. Chissà, magari il fidanzato o i genitori. E che, invece, l'unico "compagno" di Chiara fosse quel cellulare dove tutte le richieste di "informazione" parlavano solo di morte e soppressione dei due bambini e nemmeno di una terza via, come quella per esempio di chiedere supporto medico, assistenza, anche per un aborto. Petrolini dopo la sentenza è tornata ai domiciliari nella villetta di Vignale di Traversetolo, insieme ai familiari per i quali, filtra dalla difesa, sarebbe ancora più addolorata che per se stessa. Ai domiciliari usufruisce di alcuni permessi per il supporto psicologici.

Indossa il braccialetto elettronico che il Tribunale del Riesame di Bologna le ha imposto, dopo i due ricorsi della procura di Parma che, per la giovane, aveva invece richiesto il carcere, considerando l'ambiente familiare inadatto, dopo che proprio in quel contesto, nessuno si era accorto della sua doppia gravidanza.

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