Quella Chiesa schierata contro lo Stato nazionale e i sovranisti

Si moltiplicano gli appelli della Chiesa cattolica in vista delle elezioni europee. L'ultimo, quello del consiglio pastorale di Vicenza, è una traccia già ascoltata: Unione europea, migranti ed ecologia

Quella Chiesa schierata contro lo Stato nazionale e i sovranisti

La "promozione del bene comune", stando al diritto canonico, è una delle deroghe che consente ai membri consacrati della Chiesa cattolica di partecipare, in maniera attiva, alle attività proprie della politica. Considerando il numero di interventi pubblici di sacerdoti e vescovi in vista delle prossime elezioni europee, con tanto d'indicazioni più o meno mascherate, si potrebbe pensare che quella norma giuridica sia stata oltrepassata. C'è chi pensa che la Chiesa debba agire sul piano della storia e chi ritiene che la mission debba limitarsi alla cura delle anime.

Il consiglio pastorale diocesano di Vicenza, per esempio, non sembra avere alcuna intenzione di rimanere fuori dall'agone. Basterebbe citare un virgolettato, il primo che balza agli occhi, per accorgersi di come l'obiettivo mai citato da quello che Il Giornale di Vicenza ha definito "manifesto anti - sovranista", siano appunto i partiti populisti: "Privilegiare le risposte condivise a livello europeo rispetto alle posizioni dei singoli Stati". Siamo dalle parti del multilateralismo diplomatico anche detto sinodalismo in chiave ecclesiastica. Perché lo Stato nazionale - lo ha dichiarato papa Francesco pochi giorni fa - "non può essere un'isola". Il professor Rocco Pezzimenti, che avevamo sentito per commentare quella presa di posizione del Santo Padre, si era espresso così: "Da tempo si sente parlare di crisi della sovranità. Ma è davvero in crisi? Forse è crisi di crescita dovuta al fatto che alcuni compiti, un tempo gestiti dagli Stati, sono ora propri di organismi sovranazionali ai quali sono stati volontariamente ceduti. È il caso dell’Europa che, però, ha frainteso le lezioni dei Padri fondatori che volevano sì una cessione di sovranità, ma su temi che tornavano a vantaggio di tutti – così avviene negli Stati autenticamente federali – come la politica estera, la difesa, l’energia, ecc...". Gli Stati avrebbero delegato su materie di loro stretta competenza, mentre avrebbero guadagnato in risolutezza attorno ad ambiti secondari. E ancora - spiega il professor Pezzimenti, già direttore del Dipartimento di Scienze Economiche, Politiche e delle Lingue moderne all'Università Lumsa - "...ci ritroviamo un’Europa che ci vincola a decisioni che una vera federazione lascerebbe ai singoli Stati dell’Unione: valga per tutti la questione dell’educazione e dell’università. Il sovranismo - conclude - è una reazione a una sovranità che non ottempera ai suoi compiti e che, invece, entra nella quotidianità che ognuno vuole gestire a proprio modo e senza ingerenze".

Il consiglio pastorale diocesano di Vicenza non sembra posizionarsi su questa linea. L'appello al voto in vista del 26 maggio sottolinea la bontà di un'Europa unitaria, ma anche la necessità di abbandonare la "mentalità chiusa" in materia di gestione dei fenomeni migratori. Perché questi - è un argomento ascoltato in più circostanze - sono considerati come facenti parti della storia dell'umanità. Poi, ovviamente, c'è l'ecologia, di cui si dibattera ampiamente nel corso del prossimo Sinodo, che si terrà in Amazzonia a ottobre. É un trittico di certa narrativa ecclesiastica contemporanea: termine di qualunque velleità statalista; tutela e difesa dei migranti erga omnes; ambientalismo ecologista. Gli avversari politici della Chiesa cattolica, dopo la decantazione di questi messaggi, non possono che essere rintracciati tra i sovranisti. Ma la Chiesa - dicono pure da Vicenza - non milita politicamente.

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