"In Italia se ben ricordo ci sono circa trecentomila tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. È l'equivalente di una città di media grandezza. E tu vuoi che in trecentomila non ci sia una mela marcia? Di poliziotti come Cinturrino io ne ho incontrati più d'uno, nella mia carriera. Il problema è capire come si sono comportati gli altri, i colleghi che erano con lui, e che avrebbero dovuto fermarlo seduta stante. Ecco, dai racconti che ho letto in questi giorni i dubbi maggiori li ho su di loro. Ci sono cose che non mi tornano".
Achille Serra è stato, nella sua lunga vita da poliziotto, anche capo della Squadra Mobile e poi questore di Milano. Le cronache dal "boschetto di Rogoredo" parlano di una città e di un mondo che conosce bene. Ma conosce bene anche la polizia: "e dico che quanto accaduto non deve minimamente influire sul concetto che l'Italia deve avere sulle forze dell'ordine, che sono fatte di gente che rischia ogni giorno la vita per stipendi non certo incredibili. Gente a posto, a cui dobbiamo essere grati".
Poi salta fuori un Cinturrino e rischia di rovinare tutto.
"I balordi ci sono sempre stati. Il problema è individuarli per tempo, ma è difficilissimo, perché la teoria e la pratica sono cose diverse, e il capo di un commissariato come fa a sapere cosa accade fuori, quando il sottoposto esce per servizio? Ci sono casi in cui è chiaro che i controlli non hanno funzionato".
Per esempio?
"Il più eclatante è la vicenda della Uno Bianca. Come vicecapo della polizia andai a Bologna ad occuparmene e scoprii che in Questura c'erano state superficialità di altissimo livello, disattenzioni che non sfociavano nella omissione volontaria e che però di fatto consentirono cose che non avrebbero dovuto accadere".
Il caso di questi giorni a Milano è diverso?
"Sì, assolutamente. Se questi ti dicono che escono a fare dei controlli, come fa il capo a immaginare che uno di loro sia un assassino? Non ci vedo una responsabilità della catena gerarchica. A lasciarmi perplesso è la posizione dei tre o quattro che erano con lui. Se fossi lì avrei molte domande da fargli. Sapevate che Cinturrino andava a fare un'operazione antidroga? Sapevate che taglieggiava gli spacciatori? Perché non lo avete fermato immediatamente, se avete visto che aveva sparato a un uomo che non era una minaccia, invece di stare a guardare mentre truccava la scena del crimine? Non si può avere solidarietà verso un assassino, anche se è un collega".
Come fa un poliziotto a diventare un criminale? Foga dell'arresto a tutti i costi?
"Quando sono entrato in polizia questa foga esisteva, c'era una gara
a chi faceva più arresti e questo portava anche a sbandare. Ma qui l'adrenalina da arresti non c'entra niente. L'obiettivo di Cinturrino non era fare arresti, se è vero quel che leggo in questi giorni. Era fare i soldi".