Clinton, nuova tegola. Adesso le sue mail sono al setaccio dell'Fbi

Il bureau ha il via libera, agenti a caccia di posta compromettente dell'ex First Lady

Clinton, nuova tegola. Adesso le sue mail sono al setaccio dell'Fbi

Nella storia recente non è mai successo che l'Fbi sia stato così invischiato pubblicamente nel rush finale di una corsa presidenziale come sta avvenendo in queste elezioni per il rinnovo della Casa Bianca.

La «bomba di ottobre» scoppiata venerdì pomeriggio, quando il direttore del Bureau James Comey ha reso pubblica con una lettera al Congresso la volontà di riaprire l'inchiesta sull'emailgate di Hillary Clinton, ha causato un vero terremoto. Di certo la vicenda non è destinata ad esaurirsi rapidamente: trattandosi di ben 650mila messaggi (come riferiscono i media americani) ci vorrà tempo per esaminarli tutti, forse settimane, ed è molto difficile che l'analisi venga completata prima dell'election day dell'8 novembre.

Nelle ultime ore, intanto, gli agenti federali responsabili per il dossier sui server di posta elettronica della Clinton hanno ottenuto il mandato necessario per cominciare ad esaminare le email trovate nel laptop di Anthony Weiner, utilizzato anche dalla (quasi ex) moglie Huma Abedin, braccio destro dell'ex first lady. L'autorizzazione è obbligatoria visto che il ritrovamento è avvenuto nell'ambito di un'indagine separata, legata alle accuse contro Weiner di «sexting» con una 15enne.

Secondo gli osservatori, tuttavia, non è facile capire esattamente quale potrebbe essere l'impatto sulle elezioni, considerando che sono almeno 21 milioni gli statunitensi che hanno già espresso la loro preferenza attraverso il voto anticipato. Secondo lo stratega delle campagne elettorali del presidente Barack Obama, David Axelrod, potrebbe essere troppo tardi perché l'effetto si riveli decisivo, ma «la verità - ammette - è che nessuno può saperlo con certezza, almeno sino a quando non si vedranno i prossimi sondaggi a fine settimana». Nelle prime proiezioni condotte dopo venerdì, però, il candidato repubblicano Donald Trump ha accorciato notevolmente le distanze dalla Clinton: secondo i dati di Politico e Morning Counsult Hillary è ora avanti del 3%, con il 46% contro il 43% del rivale. Mentre Abc e Washington Post parlano di un vero testa a testa tra i due, con il tycoon indietro di un solo punto rispetto all'ex first lady (45% contro 46%). E affermano che il 34% degli intervistati è «meno incline» a votare per lei. E in Florida, stato cruciale per conquistare la Casa Bianca, il New York Times dà Trump in vantaggio di 4 punti percentuali.

Nel frattempo è bufera sul direttore dell'Fbi, finito nel fuoco incrociato dei democratici. Il capo della campagna della Clinton, John Podesta, sostiene che Comey avrebbe dovuto esaminare in modo più approfondito le informazioni prima di rendere pubblica la sua scelta. E se la Casa Bianca rifiuta di «criticare o difendere» il suo operato, l'ex ministro americano della Giustizia Usa Eric Holder è invece tra i firmatari di una lettera, sottoscritta da decine di altri ex procuratori federali, estremamente critica nei confronti di Comey e della sua decisione di informare il Congresso dell'emergere di nuove mail considerate «pertinenti» all'emailgate.

Con la sua comunicazione - si legge - ha violato la prassi del Dipartimento di Giustizia pensata per evitare che l'azione dei procuratori possa avere effetti sul processo elettorale, e le sue rivelazioni hanno «invitato a considerevoli e disinformate speculazioni pubbliche» circa la rilevanza delle email. Anche il leader dei democratici al Senato, Harry Reid, spara a zero sul numero uno del Bureau: la sua decisione è «un'azione di parte», potenzialmente in violazione della legge federale che vieta a funzionari governativi di utilizzare la propria posizione per influenzare il voto. «Il mio ufficio ha stabilito che queste azioni potrebbero violare l'Hatch Act», scrive il senatore del Nevada in una lettera indirizzata a Comey. Nella stessa missiva Reid sostiene anche come il direttore dell'Fbi sia «in possesso di informazioni esplosive sugli stretti legami tra Trump e il governo russo, che il pubblico ha il diritto di conoscere».

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