Coalizione sociale al via, così Landini sfida Renzi

Applauditissimo il discorso di Stefano Rodotà. Tra il pubblico molti giovani ma anche qualche "dinosauro" della sinistra radicale

Coalizione sociale al via, così Landini sfida Renzi

“In due giorni abbiamo riunito trecento associazioni. Non possiamo sputtanare questo patrimonio per mire personali”. Con un linguaggio molto chiaro e forte, Maurizio Landini, chiudendo nel centro congressi Frentani di Roma la prima assemblea nazionale della sua coalizione sociale, ha respinto al mittente l'idea di voler fondare un partito.

Idea che però solletica alcuni giovani. La platea si scalda quando prende la parola Francesco Raparelli del laboratorio per lo sciopero sociale che, dal palco, rivendica di essere marxista e ricorda che per il sociologo tedesco “coalizione è collisione, rottura”. Fuori dalla sala è presente, col proprio banchetto promozionale, anche una piccola delegazione del movimento Sinistra classe e rivoluzione che si auspica che la coalizione sociale sia il preludio di un futuro partito dei lavoratori. “I padroni hanno un loro partito, mentre i lavoratori non sono rappresentati eppure ce n'è tanto bisogno”, dicono. Gli altri banchetti sono delle varie associazioni che hanno aderito all'iniziativa come Emergency di Gino Strada, Libera di Don Luigi Ciotti e Libertà e Giustizia di Gustavo Zagrebelsky, ma i loro fondatori hanno preferito non partecipare personalmente.

Molti gli operai Fiom con la t-shirt “Ri-conquista i diritti, no jobs act” e alcuni di loro criticano l'assenza del fuoriuscito dem Pippo Civati. In prima fila c'era, invece, il senatore della sinistra Pd Corradino Mineo che valuta positivamente la nuova avventura di Landini ma teme che “il linguaggio vecchio della sinistra non sia immediato” anche se il discorso di Stefano Rodotà è stato tra i più applauditi e ha fatto venire le lacrime agli occhi al segretario Fiom. "Il presidente del Consiglio -ha dichiarato il costituzionalista riferendosi all'avviso di garanzia pervenuto al sottosegretario Giuseppe Castiglione - si è limitato a dire 'la magistratura faccia il suo mestiere'. Io, però, sono un garantista e non intervengo” ma “Renzi non deve guardare al codice penale ma all'articolo 54 della Costituzione”, quello che parla del decoro che deve avere chi riveste cariche pubbliche. Rodotà si è, poi, soffermato a parlare a lungo di sfruttamento del lavoro e di diritti ma, alla luce dell'inchiesta di Franco Bechis sui vitalizi sarebbe stato più opportuno parlare anche di chi, come lui, usufruisce di un “diritto acquisito” che sa tanto di privilegio.

Tra il pubblico si riconoscono anche esponenti storici della sinistra extraparlamentare come Valentino Parlato, fondatore del Manifesto, e giornalisti prestati alla politica come Curzio Maltese, europarlamentare eletto nelle fila della lista Tsipras. “Non credo - spiega Maltese - che Landini si voglia porre a capo di un movimento politico ma questo è stato un luogo di idee interessanti in un Paese dove di idee nuove ce n'è poche”. Altri personaggi che fanno già parte della “recente preistoria della politica” sono l'ex senatore dipietrista Pancho Pardi che vede in Renzi il pericolo numero uno e Vittorio Agnoletto, ex leader dei no global al G8 di Genova nel 2001. Agnoletto si dichiara entusiasta della coalizione sociale il cui obiettivo deve essere quello di “mettere insieme ciò che la crisi ha diviso: lavoratori dipendenti, autonomi e precari”. “Siamo un movimento di protesta e di proposta e per ogni riforma abbiamo delle alternative. Speriamo di bloccare la controriforma della scuola”. L'offensiva da sinistra contro le politiche del governo è ufficialmente partita. Ora resta solo un dubbio: fin dove arriverà o si schianterà prima?

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