Codacons contro la solidarietà dei Ferragnez. Il rapper si difende: "Così bloccano gli aiuti"

Accuse dell'associazione sulla raccolta fondi per il reparto del San Raffaele

Milano No, non c'è emergenza che tenga, la polemica sui soldi non manca mai neppure nei momenti più bui. Una delle ultime vede contrapposti il cantante rapper Fedez - che con sua moglie Chiara Ferragni a suon di iniziative stavolta ha racconto fondi - oltre 4 milioni - utili alla costruzione di un reparto di terapia intensiva all'ospedale San Raffaele di Milano (e non bottiglie griffate di minerale, ndr) - e il buon Codacons. In estrema sintesi: Fedez sostiene che «vogliono bloccare tutte le raccolte fondi private», ma l'associazione respinge ogni accusa. Il rispettabile organismo è finito nel mirino dell'artista perché sul suo «sito ufficiale c'è una campagna per supportare il Codacons contro il Coronavirus. Ma se ci vado a cliccare sopra scopro che hanno fatto un banner sul Coronavirus dove in realtà la donazione va al Codacons, che non si occupa di Coronavirus. E questa è un'associazione parastatale che dovrebbe tutelare i consumatori?», è la domanda. Libertà di critica e di opinione, ma apriti cielo, dopo le osservazioni comparse sul profilo Instagram del rapper, che in questo tragico periodo si è dato da fare parecchio per raccogliere fondi di solidarietà sorprendendo anche chi magari in passato lo ha criticato. E ancora.

Il cantante, in seconda battuta, ha precisato meglio il suo pensiero, e cioè che non avrebbe affatto gradito che il Codacons abbia inteso «vederci chiaro sulla raccolta fondi lanciata da lui insieme alla moglie», chiedendo all'Antitrust di intervenire sul sito utilizzato dalla coppia, Gofundme. Già, proprio così, «la proposta del Codacons sarebbe quella di bloccare tutte le raccolte fondi private - spiega - Cioè tutti i milioni di euro raccolti per aiutare gli ospedali pubblici, cancellarli e stopparli. Io sono allibito, qualcuno li fermi», dice. Parole serie meritevoli di essere almeno spiegate.

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi, contattato dall'Adnkronos, nella replica ha esordito con giusto un «filo di ironia» verso «questo signore, che credo sia un cantante, ma non ne sono certo»; seguono i ringraziamenti, «perché stiamo ricevendo moltissime donazioni da tanti che non sapevano si potesse fare e ora grazie a lui lo sanno». Il dirigente aggiunge che il rapper «non ha capito, noi raccogliamo fondi per le denunce, diffide, ricorsi in questo momento di emergenza. Sono già 42 le cose fatte e sì, sono fondi a sostegno del Codacons, ma per l'emergenza Coronavirus». Sull'accusa di voler «bloccare le raccolte fondi private», Rienzi è ancora più netto: «Ma quando mai - precisa - Noi abbiamo chiesto con un atto formale al governo che i soldi siano versati direttamente sul conto della Protezione Civile, perché almeno è un ente pubblico, e non si rischia che i privati non le destinino a chi devono». E sottolinea che le percentuali che rimangono al privato tra l'altro «sono elevatissime». Infine pure la stoccata, ai Ferragnez: «Del resto stiamo parlando di gente che passa la vita dentro un armadio o in alberghi di lusso», poi altre cose così. In barba a tutto, all'aiuto che Fedez e consorte hanno dato per far curare la gente. Insomma, come la «fai la sbagli».

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