Colle infastidito per l'investitura "Pensi alla crisi e faccia in fretta"

Monito del Quirinale: "Ora usi con rapidità i fondi Ue"

Colle infastidito per l'investitura "Pensi alla crisi e faccia in fretta"

Sergio II? Un bis al Colle? Davvero dobbiamo parlare di quello che può succedere tra un anno e mezzo? Piuttosto, Conte pensi a darsi da fare adesso. «I nostri concittadini - dice Mattarella - vivono con ansia il presente e, tra timore di seconde ondate e accresciute difficoltà economiche, guardano con incertezza al futuro. Bisogna accedere al Fondo europeo con massima rapidità, preparando piani di rilancio da sottoporre agli organismi comunitari». Il capo dello Stato non deve aver molto gradito l'investitura di Conte. La reazione ufficiale è «no comment», ma sotto si può scorgere forse un pizzico di fastidio, viso che alla fine del mandato mancano 18 mesi. E nemmeno quei discorsi su Draghi, quel tirare in ballo Supermario per tenerlo fuori dai palazzi romani, per esorcizzarlo, gli sarà piaciuto. Non è materia che spetta a Palazzo Chigi, il premier, spiega Mattarella, si concentri sull'obiettivo. «Viene offerta una possibilità unica, irripetibile, di disporre di risorse consistenti per compiere riforme strutturali in grado di assicurare il benessere per un lungo periodo. Non dobbiamo compromettere la speranza con scelte errate, le nuove generazioni ci criticheranno, chiederanno come sono stati spesi i fondi». Basta chiacchiere, è l'ora «della responsabilità».

Con un intervento tv al Forum Ambrosetti di Cernobbio, Sergio Mattarella torna dunque a farsi sentire dopo più di un mese di silenzio, interrotto solo a metà agosto per un messaggio al Meeting di Rimini. Anche stavolta, come per la kermesse Cl, il presidente evita temi strettamente politici come le Regionali, il referendum, la compattezza della maggioranza, le voci di rimpasto, e si dedica all'argomento che gli sta più a cuore adesso, la ripresa dell'Italia e la coesione sociale del Paese. Covid, crisi economica, riapertura delle scuole, rilancio della produzione: le dure prove non sono finite.

E Palazzo Chigi deve muoversi «con sollecitudine», dimostrare di essere in grado di gestire la transizione, preparando programmi validi, collaborando con il Parlamento, in modo da poter ottenere le risorse «già all'inizio del 2021». Smettiamola di perdere tempo con commissioni, dibattiti e scenari futuri . Servono fatti, «riforme strutturali» appunto, capaci di creare lavoro e ridare respiro alla nostra economia, non interventi a pioggia, assistenzialismo o regalucci preelettorali. «Condizioni così propizie saranno difficilmente riproponibili. Le risorse messe a disposizione dei Paesi membri della Ue saranno in grado non soltanto di garantire l'uscita dalla crisi, ma di dare prosperità alle nuove generazioni con un modello di crescita sostenibile». Però, per accedere al Recovery Fund, dobbiamo presentare piani validi, «seri».

E poi, non possiamo buttare i soldi nel cestino. I nostri figli, spiega il capo dello Stati, ci giudicheranno. «Chiederanno come sono state amministrate risorse così ingenti e, nel caso di inattività o di scarsa efficacia della nostra azione, si domanderanno perché una generazione che ha potuto godere per un periodo così lungo di circostanze favorevoli - si pensi ai tassi di interesse - non sia invece riuscita a realizzare infrastrutture essenziali per la crescita e riforme necessarie per l'efficienza del sistema sociale ed economico, accrescendo solo la massa di debito».

Conclusione: se il governo agirà in fretta e «con assennatezza» usciremo da questo periodo fosco «con basi più solide». Altrimenti saranno guai.

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